L’incubo (parte 2)

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Un tranquillo horror metropolitano.

Continua da parte 1.

Per la prima volta dopo tanto tempo a Brian era riapparso il drago in sogno.

Da quella famosa notte non lo aveva più visto. Lo aveva minacciato di prendersi suo figlio. Brian non aveva mai avuto relazioni durature: uno nella sua condizione non avrebbe potuto. Era questo un altro fattore della sua maledizione. I suoi sentimenti nei confronti degli altri esseri umani erano sempre freddi e distaccati. Sì era sempre circondato da amici e da belle donne ma sapeva che non sarebbero mai durati in eterno, almeno secondo i suoi tempi. Era destinato ad essere sempre solo.

Eppure una volta, solo una volta aveva provato un sentimento molto forte nei confronti di Lynn. Con lei si sentiva bene e aveva cominciato a recuperare un po di fiducia nell’umanità. La loro storia però era finita sei anni prima quando lei lo aveva sorpreso con un altra donna. Lo aveva lasciato annunciandogli che aspettava da lui un bambino. Questo era stato il suo più grande cruccio: Brian aveva cercato negli anni di mantenersi in contatto sia con lei che con il bambino, ma il dolore che aveva causato era troppo grande.

Il giorno prima era riuscito, per la prima volta dopo tempo, a incontrarla. In quell’occasione lei gli aveva fatto vedere una foto del figlio. Brian non aveva potuto fare a meno di notare la grande somiglianza tra lui e il piccolo. Questo fatto gli aveva mosso qualcosa dentro, qualcosa di mai provato prima.

Di ritorno a casa decise di consultarsi con suo padre per sapere se doveva preoccuparsi o meno riguardo l’incubo. Un’altra delle conseguenze della maledizione per aver ucciso il demone era, infatti, quella di poter mettersi in contatto con i morti. Si sedette in sala, nel buio più completo, e cominciò a concentrarsi intensamente. Gli apparve l’anima di suo padre, il suo contatto con l’aldilà. L’ombra del genitore gli confermò i suoi timori: il demone si era risvegliato, il perché e il come non era dato sapere, ma era successo. Brian capì così che il suo compito non era finito. Per liberarsi una volta per tutte del demone e salvare suo figlio doveva tornare là nel punto preciso dove l’aveva seppellito e affrontarlo di nuovo.

Non che, in tutti quegli anni, si fosse scordato del demone. Aveva fatto delle ricerche sulla storia della città e sulle leggende metropolitane che riguardavano le presenze demoniache nel posto. Si era consultato con un esorcista di un paese lontano e questi gli aveva donato una piccola ampolla contenente un’acqua benedetta speciale. L’aveva tenuta con sé ma non avrebbe mai pensato di doverla utilizzare. Ora era giunto il momento di tirarla fuori. Immerse in essa dei proiettili che aveva comprato da un rivenditore di armi suo cliente. Li mise in una pistola che aveva comprato dallo stesso e mise la sicura all’arma. Voleva essere sicuro che quella notte si sarebbe liberato del demone definitivamente.

Non appena le tenebre caddero sui grattacieli di Madsen Brian uscì di casa e prese la sua macchina. Della vecchia foresta che circondava l’antico villaggio ormai non rimaneva quasi più nulla, così come la palude che caratterizzava il luogo. Tuttavia rimaneva un piccolo parco pubblico fuori dalla cinta di mura della città. Di notte era quasi sempre vuoto a parte qualche drogato o barbone che lo usava come rifugio. Ma quella notte era ancora più vuoto del solito. Era lì che era stato seppellito il demone un secolo prima.

Brian rintracciò facilmente il punto esatto. Gli era rimasto impresso nella sua mente da allora. Tutto sembrava essere rimasto immutato, sicuramente per l’effetto del demone. E si chiese se anche lui era effettivamente cambiato da allora oppure no. Ma non ebbe molto tempo per pensare: percepì un respiro profondo provenire dal terreno che calpestava e capì che il demone doveva aver percepito la sua presenza. Quindi si fermò attento e si guardò intorno in cerca di qualche presenza.

Attorno a lui c’era il vuoto, in quella piccola arena dove era stato fissato un incontro tra due lottatori, in attesa di quel match da più di un secolo.  Alle sue spalle Brian avvertì due occhi che lo stavano fissando. E dalle tenebre apparve il drago. Non aveva perso il suo antico splendore, la sua corazza risplendeva nella notte e Brian rimase un attimo intimorito ma anche affascinato da esso.

Ma non si fece certo trovare impreparato e, appena questo si mosse verso di lui con le fauci spalancate, apri il fuoco verso di lui e lo colpì alle ali. Il demone-drago cadde a terra rovinosamente. Ma questo non sembrò sufficiente per ucciderlo. Si rialzò e si diresse ancora contro Brian con gli occhi ancora più rossi e desiderosi di vendetta. Lui però non rimase inerme e ricominciò a sparare stavolta mirando alla testa. Il drago rimase per un attimo accecato poi cominciò a reagire sputando dardi di fuoco. Brian si salvò buttandosi in uno stagno lì vicino e continuò, con freddezza da militare, a sparare all’impazzata contro il drago. Finalmente, ad un certo punto, uno dei proiettili benedetti ruppe la corazza dorata del drago. L’effetto dei proiettili, all’interno del corpo del drago, gli provocarono un effetto mortale che lo uccise definitivamente. Ma prima di spirare ebbe il tempo di dire queste parole: «Bravo, mi hai ucciso, ma non credere di essere salvo. Tu e la tua città siete già morti. Il male è radicato in essa e rimarrà anche se io non ci sarò più. Guardati attorno: questa città è diventata sempre più ricca e bella all’apparenza, ma la sua ricchezza deriva dalla sofferenza e dal sangue che viene sparso nelle altre città. Commerciate in droga e armi ed è quella la vostra vera ricchezza. Anche tu non sei meno colpevole degli altri. Hai sempre usato le altre persone solo per i tuoi scopi. Ognuno di voi odia e mal sopporta il vicino. Tu e tutti gli altri siete maledetti esattamente come me, ma non da adesso, da sempre, da quando avete svenduto i vostri valori. Vi siete adattati e avete lucrato sul male come tutti. Questa è la vostra maledizione, non io. Ora che mi hai ucciso vivrai come gli altri, e invecchierai come loro e non ascolterai più i morti. Ma tuo figlio è morto lo stesso. È malato di tubercolosi e non sopravviverà a domani. E tu non ci potrai fare nulla, è già deciso.  È questo per causa tua non mia». E spirò.

Brian impallidì. Si alzò e corse più veloce che poteva verso la macchina. Nel cellulare venti messaggi persi: la sua ex lo chiamava per dirgli che suo figlio era stato ricoverato all’ospedale. Voleva averlo vicino a sé in quel momento. Ma lui non aveva risposto e non aveva letto i suoi messaggi. Nell’ultimo gli aveva scritto che aveva avuto una crisi respiratoria.
Il giorno dopo sul “Madsen Chronicles” comparvero due necrologi: un bambino di sei anni era morto per una forma acuta e improvvisa di tubercolosi, uno dei broker più stimati della città si era suicidato in auto nei pressi del vecchio parco pubblico sparandosi in testa.

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