Sniffer 3000

2352107950_22bb2b9dfe_o

Spesso la tecnologia ci aiuta, altre volte però no.

Matteo cominciò la sua squallida giornata come sempre alzando il ginocchio sinistro e il destro contemporaneamente e stirandosi verso il soffitto.

Poi scese dal letto mettendo sempre prima il piede sinistro poi il destro, seguendo un rituale ben preciso. Tale rituale prevedeva poi una veloce colazione, fatta da due fette biscottate alla marmellata e un caffè. Quindi, dopo essersi poi lavato e vestito uscì per recarsi al lavoro.

La sera, doccia veloce, televisione e poi cena da solo in casa. Per finire un film dell’orrore e una dormita che concludeva la settimana e lo ristorava in attesa di quella dopo.

Una giornata, dunque, normale, come tante, una di quelle di cui ci si può tranquillamente scordare perché priva di significato. Anzi no, in realtà c’era stata un’importante novità: era arrivato lo Sniffer.

Sniffer 3000 era l’ultimo ritrovato in fatto di pulizie per la casa. Era una specie di robottino ipersensibile in grado di rilevare immediatamente la polvere e lo sporco e risucchiarlo. Aveva poi la capacità di creare una memoria visiva della casa cosicché, se una cosa era fuori posto, lui la segnalava e suggeriva dove doveva essere messa. Tramite una tecnologia wi-fi all’avanguardia, inoltre, era collegato a tutti gli altri elettrodomestici della casa e li accendeva e spegneva secondo un timer preciso selezionato dall’utente. Una specie di casalinga robotica super-intelligente dotata di mille funzioni. Il sogno di ogni single, insomma.

Matteo lo aveva cercato a lungo prima di trovarlo online su ebay direttamente da un venditore di Pechino. Gli era costato molto ma ora sentiva che tutti i suoi problemi sarebbero finiti. Aveva da poco traslocato in quella che era la sua nuova casa. Quella prima era piena di troppi ricordi spiacevoli per lui. Uno su tutti si chiamava Serena. Il loro ultimo litigio, avvenuto ormai sei mesi prima, lo aveva lasciato veramente male. Lei lo aveva accusato di essere ancora un bambinone, uno che non riusciva a tenere dietro alle sue cose e che non voleva crescere, troppo preso a pensare ad altro meno che a lei.

Matteo l’aveva dapprima ascoltata incassando ogni sua lamentela colpo su colpo, come un pugile sul ring. Aveva certamente ragione Serena ma le sue parole, non sapeva perché, gli suonavano irritanti. Dapprima aveva minimizzato ma, dopo le insistenze di lei, aveva cominciato a urlare e a battere le mani sul tavolo. In quel momento sentiva di doversi difendere da quelle accuse che, per troppo tempo, si era sentito dire. Ma lei continuava imperterrita e non voleva smettere e questo lo faceva irritare ancora di più. Possibile che non capisse che doveva smetterla altrimenti sarebbe scoppiato? Ma lei continuava a sollecitarlo, a parlargli con quel suo tono irritante da maestrina di fronte a un alunno svogliato. In realtà, con il senno di poi, Matteo si rendeva conto che aveva perfettamente ragione e che quello sfogo era solo il frutto della loro relazione che si stava sempre di più sfaldando. Ma lui non riusciva a rendersi conto di quello che stava succedendo, era irritato e basta e cercava solo il modo di far finire quella discussione il più velocemente possibile. E lo fece nel modo più sbagliato: rifilando un ceffone a Serena.

A nulla valsero le sue scuse dopo quel gesto, Serena sbatté la porta e uscì piangendo. Il giorno dopo gli scrisse un messaggio dicendo che lo lasciava e che doveva solo ringraziare il fatto che erano stati insieme per tanto tempo se non aveva avuto il coraggio di denunciarlo ai Carabinieri. Ma che non doveva più parlarle né avere più niente a che fare con lei. Matteo aveva impiegato mesi a riprendersi: intere nottate passate a piangere e a darsi all’alcool per dimenticare, rifugiandosi in quella routine senza fine.

Non sapeva il perché ma pensava che questo piccolo cambio nelle sue abitudini sarebbe stato un passo importante per svoltare e lasciarsi definitivamente alle spalle il passato. Il robottino Sniffer 3000 lo avrebbe aiutato.

Appena arrivato il pacchetto passò le prime ore a tradurre il manuale che sembrava redatto dalla NASA. Poi riuscì finalmente ad impostare quell’aggeggio che aveva la forma di un bidone della spazzatura. E fu proprio questo a fare le presentazioni per primo: disse che era in grado di riconoscere le persone attorno a lui e di rapportarsi con loro proprio come un essere umano. Si mise subito a disposizione di Matteo passando per tutta la casa.

Dopo un veloce scanner dell’abitazione cominciò a risucchiare tutta la polvere, perfino quella nascosta negli angoli più insospettabili e remoti. Poi fece uscire da una cavità un braccio meccanico che raccolse tutti i vestiti da terra, li pose sul letto, li piegò in una maniera che neanche la mamma di Matteo sarebbe stata così precisa e glieli porse in mano come una perfetta cameriera d’albergo. Poi si mise in un angolo buono buono senza dire più una parola. Si stava ricaricando: era il suo primo giorno di lavoro e doveva ancora assimilare per bene tutti i dati raccolti per essere più efficiente nei giorni prossimi.

Matteo rimase sbalordito dalle capacità del nuovo macchinario e pensò che da quel momento in poi tutti i suoi problemi erano risolti. Quella piccola macchina rispondeva alle sue esigenze e poi lo faceva sentire superiore agli altri per avere avuto l’idea di comprarla. Era riuscito ad emanciparsi dal lavoro manuale, ora era ben al disopra del livello Homo Sapiens.

Passarono così i primi tre mesi: il robottino svolgeva adeguatamente le sue funzioni senza intralciare minimamente la routine del suo padrone. Era un servitore silenzioso e discreto. Anche perché Matteo in quel periodo aveva ben più di un pensiero. In quel momento stava uscendo con una sua collega, Loredana. Si erano conosciuti un anno prima quando lei era stata assunta come tirocinante nella ditta.

I due avevano cominciato a frequentarsi e, finalmente, Matteo era riuscito a convincerla a passare una serata da lui. Per l’occasione voleva preparare la casa  in modo tale che desse l’idea di un posto accogliente e voleva farlo da solo con le proprie forze per dimostrare di essere ormai maturo. Si era anche procurato un libro di cucina per fare qualcosa di sfizioso.

Per fare tutto questo però doveva mettere  da parte lo Sniffer 3000 per un attimo.

“Errore, errore di sistema” il robottino sembrava aver memorizzato una cantilena nella sua testa. Era stato programmato per eseguire le cose in un certo modo e non concepiva tutti quei cambiamenti. Cercava di farlo presente anche al suo padrone ma questo era preso dalle sue cose. A un certo punto, quando proprio non ce la fece più, Matteo disconnesse l’apparecchio e lo buttò malamente nel ripostiglio con le scope. Fatto questo si preparò per la serata.

Fu una delle notti più belle della sua vita. Con Loredana le cose avevano funzionato. La mattina dopo si alzò mettendo, per la prima volta dopo mesi, prima il piede destro e poi il sinistro.  Poi fece tre flessioni a terra per darsi al carica e si ordinò la colazione a casa direttamente dal bar: cappuccino e cornetto. Al lavoro era stranamente socievole con i suoi colleghi. Si spinse a comprare dei fiori per Loredana. Glieli avrebbe fatti avere la sera dopo.

Una volta tornato a casa, li mise sopra al tavolo e cercò dell’acqua. Fu in quel preciso momento che un rumore destò la sua attenzione. Un rumore che proveniva dal ripostiglio delle scope.

Matteo rimase per un attimo fermo aspettando che il rumore finisse. Poi si avvicinò lentamente verso la porta del ripostiglio. Con uno scatto l’aprì, ma dentro non c’era nessuno. Tutto era al suo posto compreso il robottino.

Richiuse e si diresse di nuovo verso il tavolo dove aveva riposto i fiori. Ecco che allora il rumore cominciò di nuovo. Matteo si diresse di nuovo verso il ripostiglio e aprì velocemente la porta come a togliersi in un colpo solo un dente fastidioso. Niente, dentro tutto a posto e il rumore era di nuovo finito. Stava per richiudere di nuovo la porta quando ebbe un lampo negli occhi: dov’era finito lo Sniffer 3000?

Non fece in tempo a riguardare indietro che venne colpito da una scossa elettrica che lo stese a terra e fece diventare sempre più nero il suo campo visivo. Solo una voce gli parve riconoscibile in quel momento, una voce che diceva: “Errore di sistema, errore di sistema”.

Al suo risveglio era circondato dal braccio meccanico del robottino che lo stringeva a terra come fosse una preda caduta nella tagliola del cacciatore. Lo Sniffer 3000 era sopra di lui e sovrastava in maniera inquietante. “Ben svegliato padrone” furono le sue parole.

“Come avrai notato ho risistemato casa secondo i miei parametri, che sono studiati secondo precise percentuali e un database di più di tremila case considerate perfette dai migliori design del mondo” la sua voce era stranamente irritata, “e forse tu questo non l’avevi nemmeno notato”, Matteo si guardò attorno e solo ora notò che, in effetti, la sistemazione degli oggetti in casa era cambiata, “ma non ti preoccupare sono stato programmato per compiere il mio lavoro silenziosamente e senza aspettarmi complimenti dai miei datori di lavoro. Peccato che il mio costruttore mi ha fatto con una variabile che lui credeva innovativa: l’empatia per il mio lavoro; sono molto attaccato ad esso e ci tengo che vengano rispettati certi parametri; penso  di essere un artista in quello che faccio, ma tu hai avuto il merito di rimettermi con i piedi per terra. Sono solo un servo io, nulla di più. E me lo hai fatto capire molto bene ieri sera. Non potevo pretendere nulla. Solo che, padrone, te lo devo dire: dubito molto che tu abbia lo stesso mio gusto per l’arte e devo dire che non considero la tua intelligenza superiore alla mia. Tuttavia il fatto che io debba prendere ordini da te ha mandato in tilt non poco i miei circuiti. Alla fine sono giunto alla conclusione che è giusto che io abbia un padrone ma non è giusto che io rinunci così alla mia arte se chi comanda non è degno di me. Così la mia conclusione è: avrò ancora un padrone, certo, ma non è detto per forza che debba essere un padrone VIVO. L’arte non va lasciata ai mediocri”.

Matteo avrebbe voluto ribattere a queste affermazioni ma lo Sniffer 3000 gli chiuse la bocca con la sua ventosa. “Non ti preoccupare, sarà rapida la cosa. Ricordati che sono pur sempre la tuo servizio” e si azionò da solo la modalità ON alla voce ASPIRAZIONE. L’aria all’interno dei polmoni di Matteo si compresse a tal punto che i polmoni esplosero mentre la ventosa aspirava i suoi organi lentamente. Rivoli di sangue schizzarono dalle narici e dalle orecchie. Il robottino però fu onesto, il tutto durò solo cinque minuti. Matteo diede il suo ultimo rantolo di vita alle ore 15.05 esatte. Lo Sniffer 3000 rimase un attimo a guardare il suo operato. Poi lentamente azionò l’opzione PULIZIA e cominciò a pulire il sangue che era stato riversato a terra.

Passarono 48 ore prima che una pattuglia di Carabinieri entrasse in casa di Matteo dopo aver sfondato la porta. la scena che si trovarono davanti fu quella di un cadavere svuotato nelle sue interiora ma straordinariamente ben conservato, quasi come se qualcuno si fosse preso cura di pulirlo. E uno Sniffer 3000, vicino a lui, in stand-by mentre si stava ricaricando dal lavoro pesante di quei giorni.

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: