Hell Or High Water – #specialenetflix

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Western contemporaneo tra vecchia e nuova generazione di cinema d’autore.

“Cosa non facciamo per i nostri figli!” 

(Marcus/Jeff Bridges)

Western metropolitano contemporaneo o noir in salsa western?

Mai come in questo film le etichette e le definizioni sono importanti. Perché si parla di una pellicola che pesca da una marea di citazioni cinematografiche che si accavallano tra l’uno e l’altro genere (con riferimenti che vanno da Hitchcock a Peckinpah fino a Gangster Story).

Hell Or High Water, produzione originale Netflix, si presenta fin da subito come un film dialogico e nostalgico, dove i protagonisti agiscono sempre in coppia. Ma non bisogna pensare ad un film necessariamente lento e noioso,anzi.

Nella sua ora e mezza HOHW ci restituisce pienamente il fascino dei vecchi film western e road-movies, anche grazie alla luce sgranata che viene usata nelle varie scene e i campi lunghi del paesaggio, allo stesso tempo desolato e affascinante, del deserto texano.

L’ambientazione però è contemporanea e i personaggi ci ricordano continuamente come “i tempi sono cambiati”. Soprattutto il personaggio del Texas Ranger Marcus (un Jeff Bridges all’ennesima potenza, lontano anni luce dall’eroe cazzone de Il Grande Lebowski), affiancato dal più giovane, ma già disilluso, collega messicano Alberto (Gil Birmingham).

Questa la prima coppia del film, quella che, secondo gli stereotipi del genere, rappresentano “i tutori della legge”. Dalla parte opposta abbiamo “i malviventi”, i fratelli Toby (Chris Pine) e Tanner (Ben Foster). Ma, nonostante i ruoli rivestiti nella storia, scopriamo ben presto che la violenza perpetrata dai due rapinatori è, in realtà, pienamente giustificata, mentre quella dei “buoni” spesso esula da semplici questioni di servizio. Per di più i due incarnano perfettamente, nei loro gesti e nei propri discorsi, quell’idea romantica del selvaggio west che,invece, manca completamente nei personaggi “positivi”. Lo spettatore viene portato, dunque, a parteggiare più per i rapinatori che non per i poliziotti.

Tuttavia non bisogna pensare a un film amorale o splutter (alla Tarantino per intenderci), anche perché, come già detto, chi vedrà il film sarà portato a dare ragione ai due rapinatori, ma a una riflessione sui tempi che cambiano e, di rimbalzo, alla sorte del genere stesso (il western) che oggi sta subendo un grande rispolvero, a livello nostalgico, ma con pochi e solitari tentativi di vero rinnovamento, a livello stilistico e tematico.

La lunga caccia ai due fatta dalle loro controparti “buone” si svolge tutta tra movimenti veloci di steady-cam e silenzi alternati a brani musicali country (che fanno da coro greco alle vicende). Un’anti-film che si dimostra più per quello che non è, più che per quello che è.

Allo stesso modo, la storia, i protagonisti principali e gli antagonisti sono solo pallide ombre dei loro rispettivi ruoli. L’interpretazione di tutto il cast è eccezionale nel dare volto ed espressività a personaggi a tutto tondo, difficilmente classificabili.

Deserto, personaggi che non sono quello che sono, musica country e stilemi che riecheggiano una tradizione precisa, ribaltandola alla luce del mondo (e dell’arte) contemporaneo. Il tutto in una chiave che rimane comunque pop (ciò che forse non è riuscita a Non è un paese per vecchi, pellicola, per alcuni aspetti, assimilabile a questa) che dimostra come la nuova generazione di cinema d’autore sia comunque attenta ai bisogni dello spettatore, pur non perdendo la voglia di sperimentare. Questi sono solo alcuni degli elementi che rendono interessante questa ultima opera scritta da Taylor Sheridan (lo stesso autore di Sicario, primo capitolo di una trilogia sulla nuova frontiera americana, che comprende anche questo film e un prossimo progetto, Wind Rider, in cui debutterà alla regia).

Consigliato agli amanti del genere western che non sono immuni da innovazioni e sperimentazioni del genere (che pare essere ancora vivo e vegeto nonostante tutto).

Voto: 8

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