Sebastian Coi e il destino del mondo

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Quando il gioco si fa duro, … e one, e two, e one, two, three go!

Al mondo esistono ben due Sebastian Coi: il primo è uno dei più grandi jazzisti del mondo, esponente di punta del jewish jazz , compositore per numerose pellicole e serie tv, vincitore di ben tre Emmy, vive a New York in un piano di un grattacielo che è tutto suo.

E l’altro…

Beh l’altro è un normale impiegato di banca, ha fatto un corso di chitarra alle medie ed è riuscito a capire (dopo tre mesi) come si accordava. Ha provato a fare tante cose ma nessuna è riuscita del tutto.

Eppure è lui ora quello svenuto sul bordo di un’astronave che si sta svegliando frastornato e incredulo. Ricorda solo di una grande luce mentre stava camminando sull’autostrada (dal momento che, proprio quel giorno, il suo mezzo scassato degli anni 90 aveva pensato di abbandonarlo a metà strada dopo tanto onorato sevizio).

Sebastian Coi si guarda attorno, il pavimento sotto i lui è freddo e duro. Sembra la stiva di una nave. Mentre sta ancora cercando di riprendere conoscenze una porta che sembrava una parete di ferro, alle sue spalle, si apre e compare un uomo di mezz’età sovrappeso con un lungo ciuffo di capelli unti, una camicia hawaiiana, jeans bianchi e grandi occhiali da sole neri. I capelli dovevano essere ancora più lunghi una volta ma ora una lunga stempiatura si allaga sulla sua fronte. L’apparizione, così maestosa e ridicola allo stesso tempo, lo rassicura. Se deve morire in quel momento almeno si divertirà un po’.

«Salute soldato Coi. Ci abbiamo messo un po’ di tempo ma siamo riusciti a recuperarlo. Ahua!», il verso gutturale è accompagnato da un gesto ambiguo verso i suoi genitali. Sebastian non è più così sicuro di poter stare tranquillo.

«Colpa dei satelliti moderni», continua lo strano individuo «sa quando c’è da fare le cose di nascosto ormai non sai più cosa inventarti».

«Scusi ma perché c’è bisogno di fare le cose di nascosto? E chi è lei? ma soprattutto, dove sono io?», risponde Sebastian, prendendo così la parola per la prima volta dall’inizio di questo racconto.

Lo strano individuo lo squadra dalla testa ai piedi abbassando gli occhiali da sole: «Ahua! Ma tu sei Sebastian Coi?» «Beh sì» «Il famoso jazzista?» «Quale jazzista? Sono impiegato. Io al massimo “suonavo” la chitarra da piccolo».

Il buffo individuo prende dalla tasca uno smartphone e controlla lo schermo attento: «Ahua! Non c’è traccia di notizie sulla tua morte. Non ci sono tante persone a questo mondo che si chiamano Sebastian Coi per cui ne deduco che «abbiamo fatto un errore»

«Mi dispiace» dice Sebastian. Di che cosa poi? Non lo sa neppure lui. Però quell’individuo improvvisamente gli fa pena.

«Ahua, non temere piccolo terrestre, hai detto che sai suonare la chitarra?»

«Beh, sì diciamo di sì», diciamo anche di no ma l’importante è dare una buona apparenza di sicumera. Così hanno spiegato a Sebastian durante un corso d’aggiornamento al lavoro, peraltro parecchio inutile.

«Bene, siamo a cavallo! Ora ti spiego la situazione: molti anni fa ci fu un apparente incidente aereo a Roswell. Dico apparente perché, in realtà. fu una navicella aliena che giunse sulla Terra per avvertirci di tenerci pronti perché una minaccia stava arrivando dallo spazio: una creatura terribile chiamata Bottolino che… » «Aspetta un attimo, come fa a essere pericolosa una cosa che si chiama Bottolino? Cioè una grande minaccia ha un nome così stupido?» (sguardo torvo dell’individuo incamiciato) «…che, come stavo dicendo, si mantiene mangiando galassie. La loro civiltà era finita così e l’unico sopravvissuto arrivava da noi per avvertirci del pericolo…» «Perché proprio da noi e non in un altro pianeta?» (sguardo di commiserazione da parte dell’individuo incamiciato) «…forse perché quando scappi da una minaccia del genere non hai molto tempo per fare benzina alla tua astronave e il nostro era il pianeta più vicino. Ad ogni modo: l’unico modo per sconfiggere questa minaccia è la musica. Perché pare che questa misteriosa creatura non la sopporti. Così dagli anni 60 i vari governi della Terra hanno reclutato cantanti e li ha addestrati per questo compito gravoso. Dal momento che i fan non avrebbero accettato questa cosa (si tratta di una missione forse suicida) ha finto la loro morte. Ti sarai accorto di quante rockstar sono improvvisamente morte dall’inizio di quest’anno a oggi. Beh in realtà si trovano tutte qui su questa astronave. Dopo anni finalmente pare che Bottolino si stia per avvicinare alla Terra per questo abbiamo dovuto accelerare per alcuni il reclutamento…»

«Aspe’, aspe’, aspe’… cos’hai detto? Siamo su un astronave?» «Sì beh, c’è questo piccolo particolare, ma non distrarti. Ti stavo spiegando…» Sebastian corre verso la parete e trova un piccolo oblò da cui vedere all’esterno: tuo nero a parte al luce di una piccola sfera tonda all’orizzonte. Una sfera blu luminosa: la Terra, «Scusa ma tu chi sei?» chiede un Sebastian coi sempre più pallido e ceruleo. «Oh beh, voi una volta mi chiamavate… The Pelvis

Attimo di silenzio. Mille pensieri corrono nella semplice mente da impiegato bancario di Sebastian. Fino a dieci minuti prima si aspettava di trascorrere una normale e banale giornata lavorativa. Ora si trova a non-so-quante miglia di distanza dalla Terra, che ha scoperto essere in pericolo, sul punto di venire inghiottita da un…Bottolino. E davanti a lui c’è…

«E quindi non ho capito. Chi saresti tu?». L’ego del Re sprofonda e s’inabissa a livelli stellari alla domanda di Sebastian. D’altra parte ne è passato di tempo, non poteva sperare che, dopo tanti anni, qualcuno si sarebbe ancora ricordato di lui. «Sono Elvis… Elvis Presley!», dice quasi meravigliandosi di doverlo specificare. Silenzio. «Ah, ok!» è la risposta laconica di Sebastian. «E te la cavavi bene con la musica?», un tic nervoso scuote le tempie del Re.

«Se ero bravo a…senti non sono qui per parlare di me (anche se sarebbe opportuno)! Tu dovevi essere Sebastian Coi, il famoso jazzista, invece sei…tu! Ma per il nostro squadrone forse potresti anche andare bene! Si tratta di salvare la Terra facendo ciò che sappiamo fare meglio: musica! Unendo i nostri talenti musicali creeremo una cortina di vibrazioni sonore che respingerà Bottolino e lo comprimerà fino a scoppiare. Quindi, ci stai o no?»

Sebastian Coi si guarda per un attimo nel vetro dell’oblò. Non ha la minima idea di cosa fare, non sa suonare nessuno strumento, soffre di mal d’aereo (e per fortuna che al momento non se ne ricorda, altrimenti comincerebbe ad andare nel panico) figuriamoci d’astronave, non ha ben capito chi è l’uomo di fronte a lui, e soprattutto non sa cosa lo attende. Però si sente stranamente eccitato all’idea di poter diventare un eroe. Una sicurezza dettata sicuramente dall’ignoranza, ma che lo fa sentire vivo dopo anni in cui sentiva solo di galleggiare nella palude melmosa della sua vita.

Perciò, senza sapere bene il perché, risponde: «Stai tranquillo Perlis, puoi contare su di me!».

Continua

“Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 55826″

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