Jenny Cuordivento

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Una storia di formazione ambientata in un west più gotico che selvaggio.

 

Cuordivento mai contento

gira gira seguendo il vento

gira e gira non ti fermare

fino a che il giorno vedrai arrivare…

«Jenny fila in casa che fa freddo, non vorrai ammalarti», la voce era quella della mamma.

Jenny riprese in mano la sua trottola e si avviò lungo la casa, nascosta tra le montagne. Da lontano l’abbaiare stanco delle volpi che annunciavano la fine del giorno e l’inizio della sera. Quando le stelle avrebbero tinteggiato il cielo di chiazze gialle e gli ungulati avrebbero accompagnato il loro sonno con dei versi cantilenanti.

La casa nel Montana era piccola, fatta in sassi e legna per cui era l’ideale in inverno per il freddo e in estate per il caldo.

Le due si disposero per preparare la cena. Il raccolto aveva fruttato bene e per quella sera le due sarebbero state più che soddisfatte.

«Credi che anche papà stia mangiando le stesse cose nostre?». La madre la guardò con aria spaesata: «Non lo so…Può darsi». Poi si mise a pensare assorta.

Il padre era stato arruolato tra le forze che dovevano proteggere i confini con gli indiani Sioux che ancora non si erano arresi al predominio bianco che aveva sottratto loro il mercato delle pellicce. Era partito, ormai da un anno. All’inizio aveva scritto numerose lettere dal fronte in cui si diceva ottimista che la guerra sarebbe finita presto. Poi le lettere erano cominciate a diminuire. La paga per le famiglie dei soldati però continuava ad arrivare alla vecchia casa per cui le due donne  non erano troppo preoccupate. Per la vita che facevano era già tanto pensare a sé stesse, figuriamoci a un marito e un padre che era lontano da loro.

E poi la piccola Jenny non chiedeva mai del padre. Per lei il tempo scorreva in una maniera diversa rispetto a quello di un adulto e le sembravano passati solo pochi giorni da quando se n’era andato. Fino a quel momento almeno.

«Oggi Mrs Daisy ha imparato come si fa il tè, gliel’ho insegnato io», era incredibile la capacità di Jenny di cambiare argomento nei momenti migliori. Le due presero a parlare delle bambole della ragazza e di come era necessario insegnare loro le regole basilari per sopravvivere e le buone abitudini nel caso avessero dovuto trasferirsi e scendere in città. Cosa che sarebbe stata inevitabile se il padre continuava a non dare nessuna notizia di sé.

Dopo la cena la madre spense il fuoco e ordinò alla figlia di prepararsi il letto per dormire. La piccola ubbidì e la notte scese veloce avvolgendo con la sua ombra accogliente la vallata.

Fuori dalla casa solo i rumori della natura accompagnavano il sonno delle due donne. Anzi, di solo una delle due. Perché in realtà la piccola Jenny non dormiva affatto. Quando fu sicura del sonno profondo della madre sgattaiolò fuori dal letto e si diresse verso la porta con in mano il fucile che tenevano sempre in casa.

Lì l’attendeva paziente il loro cane, Flock, il quale aveva due compiti: fare la guardia alla casa e proteggere le sue padrone. Per il secondo compito non ci fu problema perché si lasciò slegare la catena e seguì docilmente la padroncina tra i boschi. Per il primo invece… beh “casa” era dove stavano le padrone, per cui seguire Jenny tra i boschi rientrava comunque tra i suoi compiti.

Alla bambina piaceva la notte  e le piaceva soprattutto andare per i boschi con il fucile per cacciare gli animali. Aveva ereditato lo spirito selvaggio e avventuroso dal padre, quello che sua madre, invece, non riusciva a sopportare. Per lei aveva già predisposto una tranquilla vita in città quando le condizioni economiche l’avrebbero permesso. Quello che non aveva capito era che la figlia non aveva la minima intenzione di tornarsene in città e rinunciare alla libertà che aveva lì.

Correre su e giù per i boschi, sentire il vento tra i suoi capelli e respirare l’odore delle conifere bagnate erano tutte cose che la facevano sentire viva. E poi andare a caccia.

Aveva sviluppato un’insolita passione per la caccia. Di sera si divertiva ad andare nei boschi a sparare agli animali notturni. C’era qualcosa di arcaico e di mistico in tutto questo.

Anche quella sera era partita per cercare qualche preda incauta. Flock la seguiva docile, ma sempre all’erta nel caso ci fosse stato bisogno d’intervenire. Di animali grossi non ce n’erano nelle vicinanze ma, nel caso, sarebbe stato pronto ad intervenire.

Cuordivento mai contento

gira gira seguendo il vento

gira e gira non ti fermare

fino a che il giorno vedrai arrivare…

Jenny canticchiava per farsi compagnia (l’abbaiare di Flock non era abbastanza per intavolare una discussione) e per darsi il ritmo, mentre avanzava nella notte stellata tra le montagne.

Purtroppo la notte fu avara di vittime per lei e allora Jenny decise di fermarsi per terra in attesa. Se fosse stato per lei non si sarebbe mai mossa da lì. Che andavano a fare in città? Non c’era da sparare la e non c’erano boschi dove poter passeggiare. E poi sua madre e lei erano già autosufficienti così con il raccolto che producevano. E lei aveva sia Flock che il suo fucile, sapeva difendersi benissimo. Non aveva bisogno di andarsene  chissà dove per difendere la sua casa. Non come suo padre.

Jenny chiuse un momento gli occhi per ascoltare i rumori del fiume che scorreva vicino a lei. Il suono cantilenante dell’acqua la fece addormentare un  momento. Solo un attimo però. Perché, a un certo punto, il rumore dell’acqua cominciò ad intervallarsi con un altro, più frenetico. Uno sciaff sciaff nell’acqua.

Lei prese velocemente il fucile e andò a nascondersi dietro a un masso. Cercò di non fare alcun rumore e di ascoltare. Flock, accanto, ringhiò stringendo forte i suoi canini. «Sta’ buono Flock, non dobbiamo farci scoprire», disse lei. La bestia si ammutolì e si acquattò a terra. Qualcosa si stava avvicinando. Qualcosa di grosso e pesante che avanzava per il fiume. E si avvicinava lentamente verso la candela, essendo l’unica luce che c’era nei dintorni. Era una creatura enorme, ricoperta di peli a giudicare dallo strofinio che faceva contro gli alberi. Un orso, sicuramente. Jenny prese bene la mira. Era molto buio fuori e lei doveva mirare direttamente alla testa dell’animale per abbatterlo definitivamente. O lui o lei.

Quando sembrò che la creatura si stesse alzando riconobbe un punto che sembrava essere la sua testa. Sparò subito, senza pensare. Un urlo uscì dal corpo della creatura, un urlo che aveva un suono dolce però, non da animale. Sembrò più…da umano.

L’essere cadde all’indietro e rotolò giù per il sentiero. Poi non si rialzò più. Jenny riprese in mano la candela e si avvicinò preceduta da Flock che era già accorso e ringhiava contro la strana creatura. Facendo luce Jenny notò che le zampe erano molto più sottili che non il resto del corpo. Anzi, non erano zampe, ma gambe umane vere e proprie. E quella che sembrava una pelliccia era solo l’abito per un uomo dal colorito rossastro che giaceva agonizzante davanti a lei. Si trattava di un Sioux, uno di quelli che combatteva suo padre, e quelle pellicce forse erano state rubate a qualche mercante bianco.

Jenny si fermò ad osservare l’indiano. Non ne aveva mai visto uno così da vicino. Lui la guardava fissa negli occhi. Era molto bello e giovane, anche con il viso rigato di sangue. Purtroppo la ferita riportata era veramente profonda. Anche volendo, il Sioux non aveva nessuna speranza. Quasi accettando la sua condizione, questo le sorrise e si spense definitivamente, come la candela di Jenny che smise di fare luce in quel momento.

Lei ebbe una strana sensazione, come se si rendesse conto, in quel momento, che uccidere non era così bello come pensava. Non provò la soddisfazione che aveva di solito. Tornò a casa al buio con Flock che le faceva da guida.

E sentiva che il suo cuore e la sua testa le erano diventate improvvisamente pesanti.

Il mattino dopo sua madre si svegliò e cominciò le sue faccende. Jenny era ancora a letto. «Strano, in genere è già in piedi a quest’ora» pensò. Ma decise di lasciarla dormire, dopo sarebbe andata a chiamarla. Jenny ripensava a quello che era successo durante la notte e fissava la sua trottola che giaceva a terra, immobile. E pensò che non era più la stessa di prima.

Cuordivento mai contento

gira gira seguendo il vento

gira e gira non ti fermare

fino a che il giorno vedrai arrivare…

“Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 55789″

 

 

 

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