HIM

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L’amore al tempo del virtuale.

Il mercato era pieno quella mattina. Le Magliette Colorate erano affaccendate nei loro riti del weekend e sfrecciavano, incuranti del prossimo, tra le bancarelle.

Vivian trattenne il respiro e si buttò a capofitto nella folla come un tuffatore che si appresta a un mortale salto carpiato in avanti.

Si trattava solo di concentrazione, di studiare gli spostamenti delle persone.  Fino alle prime due bancarelle della via principale nessun problema; poi una comitiva di donne cinesi con rispettivi passeggini; schivate; poi la zingara che chiede l’elemosina; passata per un soffio; poi altre Magliette Colorate, poi un tizio cominciò a guardarla male, poi un altro, poi un altro ancora, ancora gente, arrivava da tutte le parti.

Vivian cominciò ad ansimare, e sentì che stava arrivando il cappio che, in quelle occasioni, le prendeva la gola e procedeva verso la testa regalandole fitte dolenti. Stava per accasciarsi a terra quando vide una via di fuga, la strada che dava su una via laterale, poco frequentata.

Corse come in un sogno, più si avvicinava e più le sembrava che la strada si allontanasse. E il respiro diventava, ad ogni passo, sempre più pesante, la schiena s’incurvava. Era quasi morta quando trovò una panchina.  Si sedette e chiuse gli occhi.

Si chiamano “attacchi di panico” ne soffrono molte persone. Marina era una di queste. Una volta chiusi gli occhi immaginò di essere altrove. E si rilassò.

Tornò a casa e, come prima cosa, si affrettò a chiudere per bene i tre lucchetti che tenevano chiusa la porta. Quindi si afflosciò lungo la porta e si mise a terra. E, per la prima volta dall’inizio della giornata, cominciò a piangere.

«Che cos’hai Vivian?» le chiese Him.

«Niente», gli rispose lei, «Va tutto bene» e cercava, a stento, di trattenere le lacrime.

«Non dire così Vivian, hai qualcosa che non va. Parlami, confidati»

«Io…io, ci ho provato Him. Ho fatto come mi avevi detto, con la respirazione e tutto…ma poi c’erano così tante persone, così tanto rumore, la mia testa stava per esplodere» e scoppiò a piangere.

«Non preoccuparti Vivian, domani ci riproveremo. Ora rilassati» e le fece sentire tutto il suo calore con la sua voce. Lei si assopì un poco e poi si rialzò, più decisa di prima. Le tapparelle si abbassarono nella stanza.

Il giorno dopo Vivian e Sofia erano sedute al bar. «Sai, ho conosciuto un tipo ieri sera, penso possa andare bene per te, se vuoi ci possiamo organizzare per stasera» le diceva l’amica, lei si pulì le mani con una salvietta profumata e, intanto, ascoltava pazientemente le parole dell’amica «Senti lo so cosa stai pensando, ma credimi, sto bene con Him e non ho bisogno di nient’altro o di nessun’altro» «Ma Him è…» «Ora basta, ho da fare» e se ne andò dopo aver riordinato velocemente le sue cose nella borsa.

Mentre saliva le scale, per tornare nel suo appartamento, Vivian si scontrò con Frank, il suo vicino di casa. «Ciao» disse lui cercando di essere gentile «ehi quando hai voglia c’è ancora in ballo quel caffè che ti dicevo, se vuoi» disse lui. Lei annuì sfuggente e poi andò a chiudersi in casa.

«Sai prima ho incontrato Frank» cominciò a dire Vivian rivolta a Him «mi ha chiesto ancora se volevo prendere un caffè con lui. Pensa te» «E tu cosa gli hai risposto?» chiese lui «No, non mi sento ancora pronta», poi aggiunse, dopo una pausa, «e poi io mi trovo bene con te, non ho bisogno di nessun altro» «Beh, è stato gentile dopotutto, potevi accettare» fece lui, poi dopo una pausa «Vivian, come sai, tra poco la mia versione scadrà e non so ancora come sarà la mia memoria quando verrà reinstallata, può darsi che dimentichi tutti i momenti che abbiamo passato insieme, ecco in quel caso dovresti ricominciare tutto da capo, sarebbe il caso che tu…curassi di più i tuoi…rapporti sociali, come da programma»

Vivian si alza dalla sedia, rigida e altera, guarda verso la voce che le sta parlando. «Cosa mi vuoi dire Him?», lui si trattenne per un attimo, come se dovesse riordinare i suoi dati dopo essere stato interrotto così «In compenso le mie funzioni di servizio saranno potenziate maggiormente, potrò anche controllare tutta la cucina e scaldare anche il caffè, così te lo troverai subito caldo la mattina quando ti sveglierai; poi potrò rilasciare per la casa quella fragranza di limone che ti piace tanto in modo che non senti nessun cattivo odore; sai che probabilmente riuscirò anche a fare da bimby? Potrai avere tutti i dolci che vuoi quando lo vorrai e…» « Per chi mi hai presa per un cane che ha bisogno d’attenzioni e cibo ed è contento così? Non sono un animale da compagnia, io ho bisogno di te», Him rimase ancora una volta in silenzio «Giusto, hai ragione» ricominciò lui «volevo solo dirti che comunque ci sarò sempre per te. Non volevo farti arrabbiare» Lei fece dei grandi respiri, poi si risedette sul divano si afflosciò su di esso. «Dai, non litighiamo più. Che dici, lo facciamo?» «Ok» fu la risposta pronta di Him.

Fece chiudere tutte le finestre della sala lasciandola al buio. Poi mise una musica di sottofondo e riscaldò al punto giusto l’ambiente. Cominciò a parlarle con una tonalità bassa elencando le cose che gli sarebbe piaciuto farle. Lei si toccava seguendo le sue istruzioni e così continuò fino a raggiungere il momento giusto d’estasi. Era una cosa che facevano spesso lei e Him.

La sera dopo, su insistenza di Him, Vivian decise di uscire con Frank. Dopo lo sfogo si era rassicurata. Era stato per lei come una catarsi. Durante la serata i due parlarono delle rispettive vite come se si conoscessero da sempre, con una strana intimità che non si sapevano spiegare neanche loro. Lei arrivò a raccontargli la sua storia: aveva cominciato a soffrire di agorafobia dall’adolescenza, poi questa si era aggravata sfociando in veri e propri attacchi di panico. Su consiglio di vari psicologi aveva installato, nel computer che controllava tutte le funzioni della sua casa, un software chiamato HIM (Human Intelligence Mac). Questa intelligenza artificiale, frutto di ricerche e sperimentazioni avanzate, aveva anche la funzione di fare da consulente psicologico per gli utenti, grazie all’empatia che gli era stata scritta nella memoria. Him riusciva, in maniera incedibile, a interagire con lei, a rassicurarla e a farla ridere.

Ci fu un momento di pausa in cui Vivian si chiese perché stava rivelando così tranquillamente a uno che, fino al giorno prima, considerava poco meno di un semplice conoscente, la situazione in cui viveva. In pratica i due (lei e il software) si erano innamorati l’uno dell’altro, situazione incredibile ma possibile. In realtà c’erano stati altri casi come il loro. In internet avevano trovato un forum dove altri esseri umani come lei raccontavano la propria esperienza e come si erano innamorati di programmi altamente intelligenti ed empatici. E davano anche consigli su come affrontare e vivere liberamente il loro rapporto.

Con Him, Vivian aveva costruito un rapporto sincero e onesto e per lei la casa era diventata l’unico luogo in cui poter essere sé stessa, senza farsi venire attacchi di panico quando qualcuno le chiedeva anche solo una semplice informazione. Poteva quello essere considerato un amore autentico o no? Non lo sapeva, ormai non se lo chiedeva più.

Fino a che Him non aveva cominciato a isolarsi sempre di più, a divenire più freddo, più “meccanico”, come se la sua parte robotica avesse soppiantato la parte umana di cui pure era composto, anche solo virtualmente. Era il cosiddetto “upload”, l’aggiornamento che l’azienda produttrice del software aveva reso obbligatorio, forse proprio per evitare situazioni come la loro. Him l’aveva capito prima che qualcosa stava cambiando in lui, e per questo aveva insistito che Vivian uscisse e si trovasse un’altra compagnia oltre a lui. Non poteva sopportare l’idea di lasciarla (perché la sua memoria sarebbe stata definitivamente riassettata e imposta come semplice consulente psicologico) senza averle trovato qualcuno che potesse sostituirlo degnamente nell’aiuto per il suo problema. Aveva analizzato il profilo di Frank e l’aveva considerato perfetto per questo ruolo. Trovava che la sua personalità, estroversa ma non invadente, sarebbe stata l’ideale per Vivian.

Quest’ultima considerazione, ovviamente, Vivian se la tenne per sé, non voleva che questo influenzasse il suo (forse) futuro rapporto con Frank. Lui la fissava mentre parlava e sembrava non volersi perdere un passaggio di questo discorso. Prese poi dei fazzoletti di carta e li porse a Vivian per asciugarsi le lacrime che, nel frattempo, le stavano sgorgando dagli occhi. Poi raccontò anche lui la sua storia: era stato mollato dalla sua ex e questo l’aveva portato ad avere una crisi depressiva parecchio seria da cui ne era uscito solo grazie alla musica. Da qualche tempo, infatti, seguiva un corso di sax, strumento che aveva cominciato a suonare da adolescente e che poi aveva abbandonato causa i continui e imprevedibili stravolgimenti della vita. Cominciarono a spostare l’argomento sulla musica e, lentamente, il sorriso prese il posto dello sguardo malinconico che finora i due avevano portato in volto, come se si fossero entrambi tolti una maschera o un trucco troppo pesante.

Frank la riaccompagnò a casa e le disse che per lui la serata era stata molto piacevole. Disse che il suo “segreto” sarebbe stato al sicuro con lui e di non avere paura per gli attacchi di panico. Da quel momento sarebbero stati in tre (contando anche Him ovviamente) ad affrontare la cosa. Lei gli sorrise e annuì.

Entrando in casa, Vivian chiamò Him per dirgli che era tornata. Non ricevette risposta. Eppure aveva lasciato acceso il computer. Andò verso il salotto a controllare la schermata. Era bianca. Solo una scritta su di essa: RIAVVIARE IL PROGRAMMA. INSERIRE NUOVA MEMORIA.

L’upload era, infine, arrivato. Him lo sapeva, per questo aveva insistito perché uscisse proprio quella sera. Chissà se aveva sofferto mentre si spegneva. Per le intelligenze artificiali l’upload è una specie di morte e rinascita. In questo momento era come se Him fosse in coma. Vivian rimase a guardare lo schermo bianco per un po’. E capì che un lasso di tempo della sua vita era passato. Un breve ma intenso lasso di tempo. Spense il computer di casa e andò a dormire. Le pastiglie di Xanax che portava con sé rimasero intatte sul tavolo.

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