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“Tales By Light” e “Abstract”, due belle sorprese targate Netflix.

Netflix non è solo serie tv. È anche film originali e interessanti (alcuni addirittura candidati agli Oscar). Ed è anche documentari. Non bisogna, tuttavia, pensare a Netflix come a una succursale di Discovery Channel o di SuperQuark. Sebbene, infatti, esistano numerose reti e programmi già collaudati (e tradizionalmente considerati “di qualità”), la piattaforma digitale, che ormai è diventata uno strumento di consumo alternativo e un vero e  proprio “medium” a parte, ragiona con i propri tempi e i propri ritmi.

Questa sua caratteristica si riversa in documentari che sono, di fatto, ciascuno un “prodotto a sé” pur mantenendo alcune caratteristiche comuni.

Infatti, questi sono realizzati in maniera tale da caratterizzarsi differentemente a seconda dell’argomento trattato. Due in particolare hanno attirato la nostra attenzione, forse perché affini, in parte, a quello che è l’argomento generale di questo blog: lo storytelling, nel senso più ampio del termine.

Tales By Light

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Nomen Omen per questa serie di documentari targata Netflix. Il tema principale è la fotografia (in particolare il mestiere del fotografo). Ogni puntata è un viaggio vero e proprio (nel senso che ognuno è ambientato in un posto diverso, uno più esotico dell’altro) all’interno della vita di sei reporter (nella prima stagione, 3 nella seconda) che raccontano i loro viaggi e la loro tecnica per realizzare fotografie straordinarie e inusuali.

Vediamo, dunque, Art Wolfe immergersi nelle acque con la sua tuta da palombaro per fotografare balene e cetacei, Jonathan Scott andare a visitare l’Himalaya e immergersi “letteralmente” nei colori e nei volti di una festa Holi e Peter Eastway solcare i mari dell’Antartide per inseguire pinguini e foche.

Tre esempi che mostrano la filosofia che sta dietro questa serie australiana: la natura presenta una grande varietà di meraviglie. Ai fotografi il compito di trovarla in qualche modo. Il tema del viaggio è unito a quello del caos. Come più volte ribadito dai protagonisti stessi, “a volte lo scatto migliore è quello che non viene premeditato prima”. Improvvisazione e intuito sono la chiave: il carpe diem, il catturare il momento giusto è il segreto dello scatto che diventa un vero e proprio capolavoro. Che siano animali, uomini o paesaggi, il segreto è l’IMMERGERSI IN ESSO. Spostarsi per andare a vedere dal vero le cose, nel momento preciso in cui accadono, e usare la macchina fotografica come una protesi del proprio corpo.

Le puntate sono caratterizzate da campi molto lunghi, come se tutto quello che vediamo debba essere impresso in un quadro. La fotografia poi è eccezionale (d’altra parte per dei documentari sulla fotografia non sarebbe potuto essere altrimenti) ridisegnando le puntate in base alla luce (da qui il titolo della serie) in maniera ogni volta diversa.

La luce disegna e racconta le cose secondo i suoi modi e ci mostra come la realtà sia mutevole. Ogni istante è diverso dall’altro e ogni fotografia (anche dello stesso soggetto) è una storia  a parte.

Dal caos di colori e forme, dalla varietà di luoghi e persone, nasce l’arte. “Tales By Light” ce lo racconta in poche puntate da 30 minuti l’una, l’ideale per prendersi una pausa dalla routine e immergersi in luoghi che sono, allo stesso tempo, fantastici e reali.

Abstract: The Art Of Design

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Sempre riguardo a come nasce l’arte, e su come si può prendere spunto dalla realtà, è “Abstract: The Art Of Design”.

Questa è una vera e propria serie originale Netflix, sia come struttura (poche puntate da 40/60 minuti circa) sia come tema. Numerose sono le serie di documentari sul mondo dell’arte (vere proprio genere a parte che ha fortuna anche al cinema) ma nessuna era entrata così nello specifico per un settore, come quello dell’illustrazione e del design, che ha a che fare con l’artigianato più che con il mondo dell’arte come, in genere, viene inteso.

Ma non aspettatevi una serie di documentari noiosi che parlano di nozioni tecniche e software di disegno particolari, adatti agli specialisti del settore.

Anche se non sapete disegnare o non avete nessuna base di InDesign e Illustrator, l’argomento è un altro. Come per “Tales By Light” è l’ispirazione, il furor (come dicevano i latini) che anima gli artisti e gli spinge a creare.

Anche in questo caso, per ogni puntata abbiamo il racconto da parte di un artista internazionale del settore (tre donne e cinque uomini): ciascuno di loro racconta di cosa si occupa e quali sono i suoi lavori principali.

La parola d’ordine, in questa serie, è ECCENTRICITÀ. Ogni puntata unisce il girato dal vero a tecniche particolari (animazioni, installazioni…) abbinate alla personalità o al lavoro del singolo. In pieno stile-Netflix, il documentario stesso diviene, dunque, un’opera plasmata dalle mani (o, per meglio dire, dalle parole) dei suoi protagonisti.

Vediamo, dunque, l’illustratore Christop Niemann, la graphic design Paula Scher, e l’architetto Bjarke Ingels descrivere le loro opere nel momento in cui queste hanno preso vita nella loro testa e sono diventate realtà. Tutti quanti sono professionisti, tutti lavorano per qualcuno e mettono la lor arte al servizio di qualcosa.

La parte più interessante, infatti, è vedere come poi le loro idee vengano utilizzate e messe al servizio dei clienti. La creatività può diventare un vero e proprio mestiere e le esperienze narrate qui ne sono la prova. Interessante notare come l’idea non nasca a caso: le persone di cui parla “Abstract” sono dei veri e propri lavoratori, con tanto di ufficio e scadenze regolari. Ma è proprio grazie a questa routine che i creativi trovano la loro ispirazione, come un atleta che debba allenarsi per una gara facendo un tot di flessioni e piegamenti al giorno per riuscire a vincere.

Rispetto ai paesaggi esotici di “Tale By Light”, qui il paesaggio è quello urbano e metropolitano, una realtà molto banale e quotidiana. Ma i protagonisti della serie riescono, comunque, a trasformare anche “il logorio della vita moderna” in un mondo fantastico e pieno di sorprese.

Entrambe queste due serie di documentari meritano di essere viste, sia perché sono realizzate con una tecnica che è quasi cinematografica (molto più dei normali standard del piccolo schermo) sia perché sono d’ispirazione per chiunque sia del mestiere o che abbia una passione per gli universi creativi in generale.

C’è solo da ringraziare Netflix per produzioni come queste che ci aiutano a riscoprire quanta bellezza e creatività sia presente attorno a noi.

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