La valigia sul fondo

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Una storia a colpi di pulp (fiction).

ATTO I (INT. GIORNO)

-E ricordati che quando torno a casa voglio vederti che studi, non davanti alla tv a guardare quei tuoi film violenti- così disse la mamma.

-Sì ok va bene ho capito-  rispose Tommaso sbuffando.

-Proprio non capisco che cosa ci trovi in quei film da depravati mentali. Sempre dietro a vedere quelle porcherie-

-Sì ok ho capito-

-Con tutto quello che faccio per te potresti almeno impegnarti un po’ in qualche cosa-

-Sì ho capito- la voce di Tommaso usciva meccanicamente dalla sua voce mentre gli occhi danzavano di fronte allo schermo dove si stava svolgendo l’ultimo livello di King Of The Street, popolare videogioco dove veniva richiesto di ammazzare gente e rubare loro la macchina.

Si chiedeva perché non bastasse mai una volta sola per dire che aveva capito quello che intendeva sua madre invece di doverlo ribadire tutte le volte. Finalmente la mamma sembrò arrendersi all’evidenza che il messaggio, almeno superficialmente, era stato recepito.

-Ok allora ci vediamo dopo. Esco che devo fare la spesa, mi raccomando, ti lascio solo in casa-

-Ok ma’- questa volta era quella definitiva.

-Ciao. Ti voglio bene. Ci vediamo dopo- queste ultime parole videro l’approvazione solo fisica di Tommaso che annuì mentre i suoi occhi ancora erano incollati allo schermo in una sorta di contemplazione sulle armi da fuoco che colpivano ripetutamente i nemici immaginari. Capì bene però quando il portone di casa si chiuse. Giusto in tempo per concludere il livello e festeggiare sparandosi una dose massiccia di pura violenza gratuita hollywoodiana.

Infatti, il giorno prima era passato in biblioteca e aveva preso un dvd in versione blu ray di La valigia sul fondo di Robert Rodriguez, il suo primissimo e rarissimo film girato dopo essersi appena diplomato alla scuola di cinema, vero e proprio oggetto di culto da parte dei fan. L’aveva trovato a una fiera del fumetto, in una bancarella anonima. Non si era capacitato proprio quando se l’era ritrovato davanti.

Tommaso aveva una passione smodata per tutto ciò che riguardava il sangue  e la violenza in generale. Lo divertiva da matti vedere la gente squartata, uccisa, massacrata, spappolata, violentata e altri aggettivi truci che finivano col suffisso -ata.

Anche quel pomeriggio pregustava il momento in cui si sarebbe spaparanzato sul divano con patatine e bibita e il suo ultimo acquisto.

Aveva letto velocemente la trama: due banditi (uno dei quali era interpretato da Quentin Tarantino) devono portare una misteriosa valigia, ambita da tutte le gang del territorio, a un committente che li pagherà a peso d’oro. Unica clausola: non dovranno mai guardare dentro la valigetta. Nel frattempo un imprevisto e un’esplosione dopo l’altra ritarderà la loro consegna…

Così stava scritto nel retro del DVD. Tommaso non vedeva l’ora: violenza, scontri armati, gang, pistole, machete (c’era l’immagine nella copertina)…tutto ciò che poteva desiderare in un film. Non perse tempo e spinse play.

Il film, in realtà, si rivelò una grande delusione. tropi dialoghi privi di senso, troppo poco sangue rispetto a quello che veniva promesso dal trailer. Era chiaramente il classico esercizio di stile di un regista esordiente alle prime armi che prende spunto un po’ a caso da tutto quello che ha visto. Questo è quello che avrebbe detto un critico cinematografico di quelli che scrivevano nelle riviste online specializzate che ogni tanto Tommaso leggeva su internet.

Ma lui non era un critico specializzato e l’unica cosa che ebbe da dire fu: «Ma che palle! Che film di merda, vai a cagare!» e nella sua iperattività scagliò il telecomando dritto contro il televisore colpendo la faccia di Quentin Tarantino. il quale era girato di spalle in quella particolare scena. Poi, improvvisamente si voltò a guardare verso la telecamera quasi a voler fissare chi gli aveva gettato contro il telecomando. Rimase con il volto fisso sullo schermo per parecchi minuti non si capiva se per una sorta di trovata meta-cinematografica (del cazzo, avrebbe aggiunto Tommaso). Poi cominciò ad avvicinarsi allo schermo e a prenderne i bordi con le mani.

Tommaso rimase in silenzio ad osservare la scena in attesa di capire che cosa stesse succedendo, anche per capire se questo poteva dare una scossa alla trama.

Poi successe una cosa totalmente fuori dal copione: Tarantino bucò lo schermo.

Letteralmente, aggrappandosi alle barre laterali dello schermo debordò dai confini del tubo catodico ed entrò dentro il salotto di Tommaso, il quale, per poco, non si strozzò con le patatine. Tarantino, o chi per lui, era, invece, impassibile: si guardò attorno con circospezione e rimase in silenzio per ben cinque minuti buoni.

«Hey, ce l’hai dell’aranciata?» furono le sue parole. Tommaso rimase in silenzio. «Allora c’è o non c’è dell’aranciata in sta c…o di casa?» (si esprimeva esattamente come nei suoi film, c’erano anche i bip di sottofondo alle parolacce).

Tommaso corse in cucina a cercare se c’era qualcosa in frigo. Era rimasta solo la Coca Zero. Tarantino lo guardò schifato. Poi però si accontentò e si accese anche una sigaretta stendendosi sul divano di casa di Tommaso.

I pensieri si accavallavano tra di loro nella mente del bambino: «La mamma si arrabbierà se vede Tarantino che fuma sul nostro divano? Lui la ucciderà brutalmente nel caso? Ma poi come ha fatto a uscire dallo schermo? Sarà una nuova trovata di marketing virale? O hanno installato una nuova tecnologia 3D nei televisori a nostra insaputa?»

Il silenzio tra i due venne interrotto dallo stesso Tarantino dopo aver spento il mozzicone di sigaretta nel vaso di gerani preferito della madre di Tommaso.

«Allora ragazzino, veniamo al dunque! Ti lamenti che la trama del film di cui faccio parte è noiosa. E allora io voglio proporti un affare: entrare dentro il film e farne parte, vedere come te la cavi. Così poi vediamo chi, tra me e te, ha la stoffa giusta per essere il protagonista della pellicola. Ovviamente appena ti stanchi (e vedendoti così penso che succederà presto perché non hai le palle per reggere il mio mondo) potrai tornare a casa quando vorrai. Che ne dici affare fatto?»

Tommaso rimase a bocca aperta per un po’. Dentro di sé non sapeva se essere più inc..ato (ormai parlava così anche lui) per le offese di Tarantino o eccitato per l’opportunità che gli era stata offerta.

Decise di propendere per la seconda e disse solamente: «Ok, ci sto!» con il tono da duro che avevano i suoi eroi nei film.

Tarantino sorrise, quindi lo prese per mano e si avvicinò al televisore. Improvvisamente la casa di Tommaso si fece sempre più stretta su di loro mentre il televisore aumentava le sue dimensioni. A Tommaso sembrò di levitare in aria, si sentiva stranamente leggero. Una luce irrorava dallo schermo e ricoprì tutto accecandolo. Lui continuava a tenere stretta la mano di Tarantino e, a un certo punto, sentì di stare toccando terra. Riaprì gli occhi e si ritrovò nel deserto messicano.

«Eccoci arrivati» disse Quentin, con lo stesso tono neutro, come se tutto ciò fosse normale.

Tommaso rimase a bocca aperta, non poteva crederci. Era DENTRO il film.

Continua…

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