La valigia sul fondo (p.2)

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Una storia a colpi di pulp (fiction).

…Continua dalla parte 1

ATTO II (EST./INT. GIORNO)

Tommaso non ebbe tempo di pensare, Tarantino gli faceva cenno di entrare in macchina, una corvette nera che era posta in mezzo al deserto come una macchia d’inchiostro in un lindo lenzuolo bianco.

I due sfrecciarono lungo il deserto manco stessero facendo la Parigi-Dakar e raggiunsero il luogo dove il boss (un nero alto due metri) li attendeva per consegnargli la valigetta.

«Chi è tuo figlio?» chiese il nero guardando Tommaso con un sorriso inquietante.

«No è il tuo, non vedi come ti somiglia?» rispose lui ironico.

Il nero non la prese molto bene e cominciarono un lungo dibattito sulle rispettive madri e mogli. Poi si sedettero sui divanetti dell’ufficio da buoni amici e il nero consegnò a Tarantino la famosa valigia nera. «Ecco qua» disse «mi raccomando, deve essere consegnata a Leo entro domani mattina e…» «Mi scusi ma cosa c’è dentro la valigetta?» chiese Tommaso. Era l’unica cosa che ancora non aveva capito di tutto il film.

Ci fu un momento di silenzio lunghissimo in cui il nero e Tarantino di voltarono verso di lui con uno sguardo adirato comes e volessero fulminarlo.

«…e quindi vedete di sbrigarvi e non apritela per nessun motivo. Alla fine del lavoro vi arriveranno 5 testoni ognuno» e se ne uscì dalla porta fumando il cubano che aveva con sé.

Tommaso e Tarantino se ne uscirono dalla stanza e salparono lungo le strade afose del Messico. «Non ti permettere mai più di interrompere il boss, pischello» furono le prime parole che rivolse a Tommaso «come ti è venuto in mente? Tu sei il nuovo arrivato, devi eseguire e tacere, non sei nel copione iniziale, ogni frase che dici scombina e cambia la trama, tu puoi parlare solo con me qua dentro, con gli estranei muto, mi hai capito testina di c…o? ehi mi stai ascoltando? C…», i continui bip che interrompevano le parolacce di Tarantino disturbavano già abbastanza le orecchie di Tommaso, poi l’essere sgridato continuamente non aiutava «Sì, ok ho capito! Che p…e, se sapevo che questo era il divertimento uscivo con mia madre». Era anche arrabbiato perché non poteva più dire parolacce.

Improvvisamente l’auto fu avvicinata da un Range Rover (ma da dov’era comparso, se n’erano accorti prima che li stava seguendo? la logica del film era diversa da quella reale ma Tommaso non era ancora abituato) che cominciò a strombazzare con il clacson. A bordo c’erano degli individui che indossavano maschere con teschi. Erano i messicani della gang rivale, improvvisamente i momenti del film visto prima tornarono in mente a Tommaso.

I riflessi di Tarantino, per fortuna erano più veloci:«Non ci voleva, tieniti ragazzo!». A cosa? Avrebbe voluto chiedere Tommaso. Le cinture di sicurezza mancavano in quell’ammasso di ferraglia. Si tenne stretto al sedile anche se era inutile. Quel pazzo di Tarantino faceva a zig zag sulla strada ferrata cercando di scansare i proiettili che i messicani gli tiravano dietro. A Tommaso ricordava quella volta in cui era andato al parco divertimenti e aveva voluto provare le montagne russe. E, come allora, dovette lottare contro lo stomaco che gli ribolliva dentro. D’altra parte Tommaso aveva il mal-di-mezzi meccanici. Non solo l’auto gli dava la nausea ma qualunque tipo di mezzo che si muovesse (treno, autobus, nave, aereo…).

«Che aspetti ragazzo? C’è un fucile dietro il tuo sedile. Mica dovremo prenderceli solo noi i proiettili!». Tommaso si fece forza per staccare l’arnese che era legato con del nastro adesivo. «I proiettili sono nel cruscotto» gli indicò Tarantino. Aprì il vassoio del cruscotto e gliene caddero almeno una dozzina sulle gambe. Il genio aveva letteralmente messo dentro al cruscotto almeno un centinaio di proiettili come fossero caramelle. Ma la logistica non era il loro problema più grosso, in quel momento. Nella maniera più rapida possibile Tommaso riuscì a inserire nel fucile almeno due o tre proiettili (le ore passate davanti alla tv erano servite a qualcosa allora!) ed era pronto a fare fuoco. «Guarda che prima devi tirare giù il finestrino, a meno che tu non voglia spararti addosso», fu la giusta osservazione del regista de Le Iene.

Ora Tommaso era pronto a sparare. Puntò alla Range Rover e fece fuoco ad occhi chiusi mentre attorno a lui le raffiche dei proiettili avversari gli spaccavano i timpani con il loro sibilare. Dopo i primi colpi a vuoto riuscì a beccare uno di loro. Ricaricò velocemente il fucile e mirò ancora la Range Rover, stavolta con più mira. Anche le ore passate con i videogiochi non erano trascorse invano. «Ehi guarda ce l’ho fatta!» fu il suo grido di gioia vedendo che stavano arretrando. In realtà stavano preparando il bazooka che tenevano con loro dentro il macchinone. Un colpo partì e tarantino ebbe solo il tempo di dire: «C…o, ragazzo, tieniti for…», il colpo arrivò in mezzo alle ruote posteriori e fece fare un volo alla macchina che rotolò avanti di qualche metro. Tommaso si ritrovò senza sapere come, rivoltato al contrario. Stava per uscire dall’auto in preda a un attacco di vomito quando Tarantino gli raccomandò di tare immobile e fingersi morto (poi chissà perché sembrava incolume…mah, la solita logica del film, pensò Tommaso). Si avvicinarono a piedi i messicani. Si sentiva il loro scalpiccio sulla strada. Si fermarono proprio di fronte a loro, Tommaso aveva gli occhi chiusi e cercava disperatamente di controllare il suo respiro per non far capire che era vivo.

A un certo punto Tarantino estrasse due pistole dalla fondina e stese le braccia (tutto questo, ricordiamo, steso a testa in giù) colpendo Tommaso in viso e fece fuoco. Si sentirono imprecazioni in spagnolo (non censurate perché tanto gli americani non le capivano). Poi, con una torsione degna di un atleta olimpico, Tarantino si girò e fece fuoco contro i messicani che si erano avvicinati alla macchina. Alcuni riuscirono a scappare e a tornare sull’auto che partì via a razzo.

«Cavolo, tutto è bene ciò che finisce bene, c’è mancato poco» disse Tommaso uscendo a fatica dall’auto. Voleva uscirsene con una frase da duro, per essere degno del suo maestro. Ma tutto quello che ricevette non furono lodi ma insulti:«Bene un corno, somaro! Ovviamente non hai visto che hanno preso la valigia nera e se ne sono andati. Non ci stavano mica attaccando per niente, volevano quella e se la sono presa, per quello non ci hanno ammazzato! E ora chi lo sente il capo? Lo sapevo che portarti con me era una pazzia. Non sei buono di fare niente. Anche con il fucile prima ti sei dimostrato una sega. Che c…o mi è venuto in mente? Non sei adatto a questo genere di cose. Torna da tua madre e dai tuoi videogiochi di m..a, stupido moccioso!» e poi continuò a sbraitare al vento per 5 minuti buoni con vari bip in sovrimpressione. A Tommaso quelle parole fecero davvero male (era pur sempre un bambino, con la sua sensibilità, e per di più quello che lo stava offendendo era il suo eroe). «E ora che fai piangi? Bravo, fai bene, perché è l’unica cosa che sai fare!» «Non sto piangendo!» rispose Tommaso anche se le lacrime che gli rigavano la faccia dicevano il contrario. Si mise a sedere per terra imbronciato mentre Tarantino scrutava l’orizzonte in attesa di ispirazione sul da farsi.

Tommaso pensò che, dopotutto, gli conveniva chiedere a Tarantino di tornare a casa, cosa ci stava a fare lì? E poi a breve sarebbe anche tornata sua madre e avrebbe sicuramente notato la sua assenza. E poi chi la sentiva? Diede un calcio rabbioso contro il cadavere di uno dei messicani, non seppe nemmeno lui il perché. Grazie a questo gesto, da una tasca uscì fuori un biglietto: era il volantino di un locale per spogliarelliste. Dietro al volantino un appunto. Tommaso si mise a leggere (sapeva lo spagnolo perché lo stavano studiando a scuola come seconda lingua): RECUPERO VALIGIA-RITROVO AL “LUPO NERO” h20 POSSIBILMENTE VIVI; le ultime due parole erano sottolineate per uno strano scherzo del destino.

«Ehi, forse ho capito dove sono diretti i messicani», esclamò Tommaso. Lesse e tradusse il biglietto a Tarantino mentre lui fumava nervoso una sigaretta. Poi questo si mise a fissare prima il foglio e poi Tommaso con uno sguardo strano e per nulla rassicurante. Improvvisamente si mise a sorridere e strinse a sé il bambino: «Ahahaha, lo sapevo! Vieni qui, piccolo geniaccio!» e cominciò a strapazzargli i capelli con le nocche, cosa che a Tommaso diede molto fastidio ma non voleva interrompere questo repentino cambio di personalità da parte dell’attore-regista. Era molto meglio non contraddirlo ora che era allegro.

«Bene, bene! Il “Lupo nero” certo, come ho fatto a non pensarci! Si tratta di una nostra proprietà ma ho sempre pensato che facessero il doppio-gioco con i messicani. Ora ne ho le prove e così non solo consegneremo le valigia a Leo ma libereremo il boss da delle possibili talpe! Sorridi, figliolo, è un grande giorno, mi ero sbagliato su di te».

Tommaso fu rincuorato dalle parole di Tarantino. Però rimaneva il problema che erano fermi in mezzo a una strada nel deserto. Come avrebbero fatto a raggiungere la città e a recuperare la valigia? «Tranquillo, figliolo.» gli rispose lui «Non dimenticare la logica dei film: come ogni storia che si rispetti, se hai l’intuizione giusta apparirà per forza un deus ex machina a risolvere la situazione. Anzi, eccolo là un deus intra machina, ahaha».

Indicò verso la strada dove una coppia di turisti si avvicinava con la loro autovettura: «Forza, tira fuori il dito! Sei un bambino in mezzo al deserto, vuoi che non si fermino a raccattarti?» e lo spinse in avanti «diremo che l’auto ha avuto un problema e che dobbiamo assolutamente andare in città per andare a trovare tua madre in ospedale, vedrai che non faranno domande». In realtà era vera solo la prima parte del discorso.

Certo, la coppia di fermò vedendo Tommaso lungo la strada, ma poi non poterono non fare domande vedendo cadaveri di messicani attorno a loro. «Uffa, che palle! Peggio per voi, allora!», Tarantino estrasse le pistole e colpì i due in testa. «Ecco fatto, svelto ragazzo, lasciamo i due qui e andiamo a riprenderci quello che è nostro!». Tommaso non obiettò.

Innanzitutto perché non poteva obiettare contro uno che aveva due pistole e sapeva come usarle (e chi l’avrebbe fatto?), e poi perché in fondo tutto questo lo eccitava parecchio. Ora che aveva la fiducia di Tarantino si sentiva carico a mille. I due si diressero con l’auto dei due turisti verso la città, canticchiando canzoni rock e country mentre preparavano le armi  prese ai messicani morti. Stavano rientrando, e questa volta niente li avrebbe fermati. Tommaso si osservò nello specchietto dell’auto e sorrise. Non poteva essere più felice.

Continua…      

 

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