La valigia sul fondo (p.3)

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Terzo e ultimo atto.

Per sapere di cosa stiamo parlando forse vi conviene leggere prima la parte 1 e la parte 2.

ATTO III (EST./INT. SERA)

La sera scendeva velocemente a Monterrey. Non era possibile accorgersene dato il clima sempre arido e afoso della città che portava con sé la sensazione che le giornate si allungassero sempre più e il tempo scorresse immobile. E poi, in un colpo solo, calavano le tenebre e il clima, afoso fino a poco tempo prima, diventava improvvisamente ventoso e freddo e sembrava di essere in Nord Europa.

Ma né a Tommaso né a Tarantino il freddo pungente dava fastidio, anzi. Li eccitava ancora di più mentre si preparavano mentalmente alla serata che li attendeva. Una cosa era certa: ci sarebbero stati tanti morti e tanto sangue.

Il luogo in cui erano diretti era il “Lupo Nero”, apparentemente un luogo dove si andava per ballare e divertirsi. Nella realtà serviva sopratutto per lo spaccio di droga e per la prostituzione. Era lì che si trovava la valigetta rubata.

I due dovevano studiare un piano d’azione che fosse efficace: sarebbero stati soli là dentro contro tutti quei messicani. E poi non sapevano dove si trovava di preciso la valigia. Per questo ogni cosa andava calcolata nei minimi dettagli. Tarantino ovviamente aveva già pianificato tutte le azioni e cercava disperatamente di farle capire anche a Tommaso. Il quale anche a scuola soffriva di  carenze d’attenzione, non riusciva a stare concentrato per molto tempo) per cui continuamente chiedeva al regista di ripetere tutto da capo, causando un aumento spropositato di bip di censura nei dialoghi.

«Beh, insomma hai capito», concluse Tarantino stabilendo (non si sa bene su quali basi, forse perché si era rotto di ripetere le cose cento volte) che l’allievo fosse già pronto ad agire, «vai e, come si  sul dire, “in bocca al Lupo Nero”, ahaha» , la sua risata isterica era preoccupante.

Il piano era che Tommaso doveva intrufolarsi nel locale dal retro. C’era una finestra che dava sui bagni del locale, troppo piccola per un adulto ma adatta a un bambino come lui, aiutandosi con i bidoni sotto non ci sarebbe stato problema. Una volta dentro avrebbe solo dovuto solo attirare l’attenzione (facile essendo un bambino in un locale di prostitute) e farsi ricevere dal boss. A quel punto sarebbe intervenuto Tarantino che avrebbe fato fuori quasi tutti (ovviamente qualcuno doveva restare vivo per dirgli dove aveva nascosto la valigia).

Non è che il piano convincesse molto Tommaso in realtà, anche perché non gli era ben chiaro come sarebbe poi intervenuto Tarantino nell’aiutarlo.

Ad ogni modo cercò di eseguire, nella maniera più rapida possibile, tutta l’operazione: la finestra risultò parecchio stretta anche per lui e riuscì ad entrare solo a costo di sbucciarsi un ginocchio. Aprendo la porta del bagno poi ebbe un ulteriore sorpresa: Tarantino gli aveva detto che dava sui bagni del locale. Il che era senz’altro vero, non fosse per il fatto che erano i bagni femminili.

Alla vista del bambino le donne presenti nel bagno si voltarono e cominciarono ad urlare. Tommaso, rosso di vergogna, scappò verso l’uscita con l’intenzione di mimetizzarsi tra la folla del locale. Venne investito da un fascio di luce fosforescente all’uscita. Non essendo mai stato dentro una discoteca venne iper-stimolato dalla visione di tutti quegli uomini e donne assiepati tra di loro e rintronato dalla musica a tutto volume.

Senza sapere come, si sentì preso per le braccia e sollevato da terra da un palestrato alto due metri. Era il bodyguard del locale: «Non è un po’ tardi per i nani come te? Non hai scuola domani?». Tommaso però non rimase fermo a subire le offese del gigante: «E tu non devi salvare qualche gatto rimasto sugli alberi o sei troppo stupido per farlo? Guarda che io sono qui per la valigia nera e se non mi lasci dirò a Leo che l’avete tradito». Si era ripassato la battuta da dire con Tarantino che, in quanto a trash talking, non era secondo a nessuno.

«Che c…o dici? La valigia… che valigia?» «Quella che ci avete rubato, sei sordo o non capisci proprio niente?», qui stavolta però esagerò perchè il gigante stava per prenderlo a sberle quando un altro tizio, dai lunghi baffi e vestito di tutto punto, non gli fece cenno di fermarsi e di portare Tommaso in una stanza al piano di sopra. Qui il bambino venne legato a una sedia.

«Bene bene bene!» esordì il tizio-vestito-da-petroliere come se non sapesse dire parole diverse da quella. Il solito pathos da cattivoni di serie b!

«Dunque tu sei il chico che era insieme all’uomo del nero. I miei uomini mi hanno parlato di come gli hai sparato dalla vostra auto. Devo dire che hai una buona mira, una cosa rara per un gringo della tua età», e cominciò uno sproloquio pesantissimo su come ai bambini messicani venga insegnato a sparare con il fucile fin dalla più tenera età, mentre i bambini americani sembrano invece delle femminucce. Colpa dell’educazione troppo molle di genitori, non ci sono più i valori di una volta, signora mia dove andremo a finire, ecc.. ecc… (ma perché agli sceneggiatori vengono permesse queste digressioni inutili? Show don’t tell e che c…!).

«Sì ho capito, beh io mi sto per addormentare, e poi non sono americano ma italiano, comunque: dove avete messo la nostra valigia?». Il tizio-fighetto smosse i baffetti che portava in volto con una smorfia contrariata. Non era abituato a essere interrotto. Era il boss dopotutto!

«Sei simpatico ragazzo, ma troppo insolente per i miei gusti. Volevo offrirti di unirti al nostro clan visto che sei bravo e, fino a un minuto fa, mi eri anche simpatico. Ma con questa tua uscita ti sei giocato l’unica possibilità di salvezza che avevi. Peggio per te: Gonzalo, Iago, occupatevene voi!»  I suoi due scagnozzi sorrisero e si disposero attorno a Tommaso mostrando un tirapugni e una mazza. Tommaso cercava di trattenere la sua paura ma questa volta se la fece sotto veramente (in senso letterale). I due fecero testa o croce per vedere a chi toccava il primo colpo. Vinse il tizio con la mazza (chissà se era Gonzalo o Iago, Tommaso non glielo chiese). Questo fece due o tre prove (più che altro per far prendere ancora più paura a Tommaso) e si posizionò per colpirlo. Ma, proprio mentre stava per scagliare il colpo, venne centrato in testa da un proiettile. La stessa fine toccò al suo attonito collega. La porta venne spalancata e Tarantino ebbe il tempo di entrare e fare fuoco uccidendo tutti i presenti, a parte Tommaso: «Mi sono perso qualcosa?» chiese con fare innocente. «A parte che mi stavano per ammazzare no. Cosa aspettavi ad entrare?  E poi come hai fatto? Il gigante  all’entrata non ti ha beccato?», chiese Tommaso, ritornato attivo dopo lo shock subito.

«Diciamo che al momento non ho molto tempo per risponderti» disse Tarantino slegandolo «ti dovrai accontentare di un bel buco di sceneggiatura. Più che altro dobbiamo muoverci perché ne stanno arrivando altri e uno di loro deve rimanere vivo per dirci dov’è la valigia. Tieni, ho preso un mitra anche per te così mi dai una mano». «Come? Ma non dovevi passare inosservato? E il tuo piano geniale?» «Ho dovuto improvvisare. Dai sbrigati che arrivano». Si nascosero dietro al tavolo e cominciarono a far fuoco mentre i nemici entravano. Il problema è che sembravano moltiplicarsi sempre di più. Per non finire le munizioni subito e rischiare di rimanere intrappolati lì dentro, Tarantino e Tommaso scagliarono il tavolo contro i nemici e uscirono. Qui spararono qualche colpo in aria per disperdere la folla e i loro avversari. I quali comunque arrivavano da tutte le parti, era un vero e  proprio esercito.

«Qui ci vuole un’idea Quentin o non ne usciamo vivi!» cominciò a urlare Tommaso. «E grazie al c…, bambino! Prova a usare anche tu l’immaginazione allora! Ricordati che tutto si basa sulla logica da film». Già, che stupido! Come aveva fatto a non pensarci. La logica da film. Più una cosa era inverosimile e più funzionava all’interno dell storia. Vide da lontano la palla da discoteca che si ergeva dal tetto del locale. E, improvvisamente, Tommaso seppe cosa doveva fare.

«Coprimi le spalle. Ci penso io» disse. E grazie all’uso del rallenty cominciò a correre verso la balaustra con il fucile in mano. Fece un balzo e si protese in avanti come un tuffatore provetto. Le lezioni di nuoto dell’anno prima erano servite a qualcosa dopotutto. Aveva fatto qualche lezione e poi si era stufato preferendo di gran lunga i videogiochi in casa. Però qualcosa si ricordava. Nel locale si fece silenzio mentre tutti osservavano quel bambino volante sopra le loro teste che si gettava nel vuoto e si appendeva, con un’abilità d’acrobata, al filo della palla da discoteca. Poi, con in sottofondo una musica rock incalzante, Tommaso aprì il fuoco.

Il suo sogno si era avverato. Dalla sua vista divina, sospeso in aria, poteva sparare a chiunque sotto di lui. E i proiettili che colpivano la palla rimbalzavano e colpivano i cecchini nascosti sul tetto. Il filo che collegava la palla si allentò e la fece precipitare verso terra. Molto lentamente però, in maniera tale da far sì che Tommaso riuscisse a sparare anche fino al momento in cui questa toccò terra, schiacciando altri quattro dei messicani.

Un capolavoro del cinema trash! Tommaso era euforico come se avesse vinto dei soldi online. «Ahaha, bravo ragazzo. Sono fiero di te», disse Tarantino raggiungendolo e abbracciandolo, «Ora svelto, dobbiamo interrogare qualcuno dei feriti, dobbiamo trovare quella valigia». Ne trovarono uno che ancora respirava a fatica. Gli offrirono una morte rapida in cambio dell’informazione che volevano. Lui rivelò che la valigia era legata sul fondo della piscina che si trovava nello scantinato del locale, difesa da alcuni piccoli ma letali piranha.

Per i due era una vera rottura: dovettero cercare degli stuzzichini da avvelenare con del cianuro e farli così mangiare ai piranha, che sarebbero morti sul colpo. Avrebbero preferito non perdere così tanto tempo, ma per la valigetta e il suo contenuto questo era altro.

Già, ma poi, cosa conteneva questa famosa valigia nera? Tommaso lo chiese a Tarantino una volta che fu recuperata dalla piscina.

«Ok ragazzo. Penso sia giunto il momento che anche tu scopra cosa c’è lì dentro. Te lo sei guadagnato. Coraggio aprila!». Tommaso aveva le mani tremanti: avrebbe finalmente scoperto cosa si celava dentro la misteriosa valigetta. Aprì le due serrature ai lati e ammirò il contenuto…non ci poteva credere!

Ma non riuscì a godere di quella visione. Uno sparo partì da dietro e lo prese in pieno nella schiena. «Ma come…?», chiese voltandosi verso Tarantino che aveva ancora in mano la pistola fumante. Qualcosa non tornava. Tommaso rimase per un attimo attonito a guardare il volto del suo mentore che gli sorrideva beffardo. Intanto le forze lo abbandonavano e, per la prima volta, capì cosa voleva dire prendersi un proiettile in corpo. E non era piacevole come se lo immaginava.

«Ebbene sì stronzetto» esordì Tarantino (e stranamente la parolaccia non gli venne censurata) «il gioco è finito; devo dire che mi sono divertito con te. Sei stato un buon intrattenimento, ma ora è giusto che tu muoia. Non sopporto chi vuole insegnare a me o ai miei amici registi come si deve lavorare. Tu e tutti gli altri nerdoni amanti del trash vi credete dei fini critici cinematografici, ma siete soltanto degli assatanati amanti del sangue. Come mi diverto ogni volta a entrare nelle vostre case e a proporvi questo gioco. Per questo il film è raro: perché è maledetto! Non l’avevi capito vero? Non ti sembrava troppo semplice lo svolgimento? Il fatto che comunque non venivamo mai feriti dai proiettili o comunque riuscivamo sempre a cavarcela? Tu sopravvivevi perché io lo volevo. E lo volevo perché IO sono il regista non tu. E ora, guarda caso, ho deciso che tu devi morire. Ti ho giusto fatto provare il brivido d’onnipotenza per un po’, giusto per divertirmi. Nulla che è accaduto finora era casuale, tutto succedeva perché lo volevo io. E ora che siamo al finale mi sembra giusto che tu muoia. D’altra parte l’hai scelto tu di entrare nel film, sei diventato una mia pedina senza saperlo. Che ne dici, ti è piaciuto il colpo di scena finale? AHAHAH»

Sì, Tommaso doveva ammettere che quello era un bel colpo di scena. Rimase per un attimo a guardare il contenuto della valigetta. Poi si arrese al fatto che sarebbe morto lì dentro. E scoppiò a piangere: da quanto tempo mancava da casa? Qualcuno si era accorto della sua assenza? Tommaso vide un televisore acceso di fonte a sé: dall’altra parte dello schermo c’era il suo salotto. Se solo ne avesse avuto la forza… bastava poco per rientrare a casa sua…ma non ne ebbe il tempo.

Intanto, la mamma di Tommaso stava rientrando dallo shopping.

«Speriamo che a Tommy piacciano questi DVD che gli ho preso» pensava «sono del genere che piacciono a lui, pieni di mostri e cadaveri. Sono stata troppo dura stamattina, però ogni tanto ci vuole, non può stare sempre attaccato alla tv!».

Girò la chiave ed entrò: «Tesoro, sono a casa»

FINE

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