Sebastian Coi e il destino del mondo (p.2)

admiring_the_galaxyContinuano le avventure tra le stelle (musicali) del nostro eroe.

Per sapere chi è Sebastian Coi vi basterà leggere la prima parte.

Lontano, sul pianeta Terra, le cose trascorrono come sempre: le persone normali riposano da una parte dell’emisfero, dall’altra forse si ammazzano forse cercano di tirare avanti nelle loro quotidiane preoccupazioni.

E poi c’è Terra-2, la base spaziale ricavata da un piccolo satellite dove è presente dell’acqua, quindi la possibilità di abitarci. Il governo lo sa ma tiene tutto all’oscuro per le sue ragioni (e più non dimandate). È qui che la navicella con cui è stato prelevato Sebastian Coi è appena atterrata. E qui non si sa bene cosa potrebbe accadere, sta a voi lettori cercare più sotto e scoprirlo.

«Ahua! Allora è deciso inizierai il tuo addestramento domani nella Palestra»

Elvis è molto sicuro di sé, Sebastian un po’ meno. Ha scoperto da poco di dover far parte di un super-gruppo che difenderà la Terra (anzi di più, l’intero Sistema Solare) e deve dimostrare di essere degno di farne parte.

Per questa notte riposa nella cabina che era destinata al suo omonimo più famoso. Si tratta di una capsula stretta e lunga, sul modello di quelle cinesi, in cui c’è giusto una lucina e il foro per l’aria. Come cavolo fanno a dormire in questa base spaziale? Improvvisamente il suo monolocale in periferia sembra una reggia. Cosa non si fa per la gloria.

Dopo aver provato a dormire in più di mille posizioni diverse alla fine esce dalla capsula in cerca di un caffè. Possibile che nella base spaziale non ci sia neanche una macchinetta?

Mentre è alla ricerca disperata di una macchinetta del caffè Sebastian rimane per un attimo a fissare dalla finestra della base. Le luci dei pianeti rischiarono l’oscura immensità davanti a lui. Si sta bene dopotutto. La sua attenzione però si sposta subito verso le colline del satellite in cui si trova. Una strana luce intermittente sembra viaggiare lungo le colline, come una lucciola estiva. Ma è troppo grande per essere una lucciola. Ma proprio mentre cerca di capire che cosa possa essere, la “cosa” scompare nel nulla. Un sogno ad occhi aperti, forse un’allucinazione dovuta al sonno. Sebastian non se lo spiega, e decide di non sforzarsi neanche di trovare una risposta. Troppe novità in una volta sola.

Il giorno dopo viene introdotto nella Palestra, uno spazio destinato ai “combattimenti”. I quali non sono altro che una continua jam session tra artisti e cantanti. Sebastian si guarda attorno e riconosce Michael Jackson, Jeff Buckley, Kurt Cobain, Jim Morrison, pure David Bowie e tanti altri. Di molti non conosceva neppure l’esistenza.

Erano stati reclutati dal governo per questa missione e avevano accettato anche il fatto di essere considerati morti per i loro fan. Per proteggerli e servirli, come era loro compito.

Sebastian si aggira intorno alla Palestra e non ha il coraggio di riferire parola con nessuno. Elvis sta rivolgendo due parole a Tupac per cui non ha tempo per lui e non può aiutarlo ad ambientarsi.

«Ehi scusa», una voce femminile lo sorprende alle sue spalle. Sebastian non può credere ai suoi occhi: è Amy Winehouse. «che c’hai una siga?». Sebastian non sa cosa rispondere: è emozionato.

«Amy basta disturbare il nuovo ospite. Ora deve cominciare» e lo trascina a forza in mezzo alla sala.

«Ehi. Aspetta» ribatte Sebastian «Cosa si comincia? Perché devo venire qui in mezzo? Cosa stai facendo?»

«Ahua! Allora intanto fai un bel respiro, amico, e poi, nell’ordine: devi far vedere cosa sai fare; perché qui è la posizione adatta per farti sentire da tutti; perché qui sono io che comando» e lo lascia lì in mezzo con un sax in mano, lo strumento preferito da Sebastian Coi, quello “vero”.

Coraggio, non dovrebbe essere tanto difficile, pensa Sebastian. Inutile dire che il risultato non è dei migliori. Dopo una fischiata di 5 minuti il frastuono provocato dal sax rompe le lampadine al led della sala, costringendo i presenti all’oscurità e a una temporanea sordità. Il che è positivo perché permette ad Elvis di riuscire a prenderlo e a portarlo fuori prima che venga linciato da tutte quelle celebrità.

«Ma chi è quel cazzone? Cioè, mi ha fracassato l’orecchio. Ehi tu, vieni qui che ti suono io qualcosa in testa!», urla esterrefatto Kurt Cobain. «Yo, bro! Chi cazzo ha portato qui quella nullità?», ribadisce Tupac nel suo linguaggio altolocato.

Nasce un dibattito in cui Elvis è costretto a giustificarsi per quello che è stato, in effetti, un suo errore. L’aver sbagliato Sebastian Coi è un guaio perché potrebbe compromettere tutta l’operazione in cui lui e le altre star sono impegnate. Perciò Sebastian non può assolutamente far ritorno a casa. Però non può neanche stare con loro, le altre star rifiutano quell’individuo e non hanno nessuna intenzione di farci amicizia. Sebastian pensa di essere tornato al periodo delle scuole medie, più o meno le dinamiche sono le stesse.

Quella sera le star si coricano nelle loro capsule dopo pranzo. Viene deciso che a pulire i piatti deve essere Sebastian, un po’ perché è l’ultimo arrivato, un po’ perché stava per scoppiare una lite tra Prince e Kurt Cobain sui turni di pulizia. Invece ci va lui così sono tutti più contenti. Mentre è intento a pulire le numerose lavastoviglie (le star notoriamente mangiano un sacco e sono tutte balle le storie di diete e sacrifici che sono costretti a fare) Sebastian osserva sconsolato la sala vuota. Si era illuso di poter essere un eroe, di poter diventare famoso anche lui. Ma poi la realtà lo ha riportato nel posto in cui merita di stare.

Finito il lavoro Sebastian si concede una passeggiata notturna sul satellite. Elvis gli ha spiegato che si possono usare le tute da astronauti per passeggiare qualche ora fuori dalla base prima che finisca la capsula d’ossigeno che contengono.

Ha bisogno di riflettere, di pensare. Cosa avrebbe fatto della sua vita in quella base? Sempre se l’avessero fatto rimanere lì. Ora che sapevano che non era un virtuoso del jazz molto probabilmente l’avrebbero riportato sulla Terra. A rifare la sua solita vita da impiegato modello del catasto. dalle stelle alle stalle, letteralmente.

Mentre passeggia pensando a queste cose e danzando nell’aria rarefatta del satellite, Sebastian viene fermato da quello che sembra essere un gatto delle nevi che viaggia nel deserto. A guidarlo c’è un altro astronauta come lui, di corporatura robusta, con i capelli scompigliati e la barba da serata alcolica. Gli fa cenno di avvicinarsi.

Chi può mai essere?

Il tizio indica qualcosa vicino al casco da astronauta. Sebastian non capisce: si è macchiato? Ci si può macchiare nello spazio?

Il tizio s’infuria e gli prende direttamente il braccio facendogli premere un bottone che si trova nella tuta. «Così accendi l’interfono e possiamo parlarci!», urla quello.

«Ah ok adesso ho capito» dice imbarazzato Sebastian. Poi si rivolge allo strano individuo «Anche tu sei una rockstar? Perché non sei alla base?». Il tizio lo guarda e sorride «Beh, in un certo senso mi sono occupato anche di musica ma più che altro sono un attore. O, per meglio, dire lo “ero” dato che tecnicamente sarei morto. In realtà mi annoio e non ho nessuna voglia di stare insieme a quegli altri boriosi e fighetti che sono là dentro. Preferisco godermi questo spettacolo notturno». «Eri tu anche ieri sera giusto? Quelle luci che apparivano e scomparivano. Perché non te ne torni sulla Terra se non ti piace stare qui? Il governo ti ha obbligato a rimanere?» «In realtà» prosegue lo strano individuo «Dopo alcuni anni che stavo qui sono tornato. Mi avevano concesso di fare ritorno sulla terra, con un’altra identità ovviamente, e volevo ricostruirmi una carriera come attore. ma poi…» qui ci fu una pausa di un minuto buono prima che riprendesse il discorso, «il mondo era così cambiato. C’era certa spazzatura in televisione e al cinema! E da quel che mi dicono gli ultimi arrivati, le cose non sono migliorate. Non c’era più posto per uno come me. Ma è vera la storia che i talent stanno uccidendo la musica?». Sebastian annuì e riassunse a quello strano individuo gli ultimi sviluppi del mondo dello spettacolo.

«Cristo!», commentò lui, «è ancora peggio di quanto mi ricordassi! Oh, beh, alla fine ho fatto bene a ritornare qui, nonostante consideri tutto questo un’enorme stronzata. E tu? Sei un famoso jazzista ho sentito. Mi piace il jazz, è più po meno simile al blues»

«Per la verità», afferma Sebastian, «non sono né un musicista né un cantante, è per errore se sono qui. Infatti penso che anche io tornerò sulla Terra a questo punto. Non sarei per niente utile alla causa» «Bah, la causa! È quello sfigato di Elvis che ti ha fatto tutti questi discorsi patriottici? Su col morale ragazzo, non è detto che le sfighe non possano tramutarsi in opportunità. Se l’obiettivo che avevi è fallito basta solo cambiare obiettivo. Sai cucinare?» «Beh, sì» risponde Sebastian. Anni e anni di vita da single ti rendono per forza un cuoco provetto. Altrimenti muori di indigestione di tonno in scatola!

«Bene, allora a posto: sarai il cuoco della base! Bisognava cambiare menù in effetti; se sai fare il pollo fritto poi diventi il mio idolo». Sebastian annuisce divertito, il tizio gli sta simpatico a pelle.

Il giorno dopo Sebastian vine messo in cucina e bisogna ammettere che in cucina se la cava molto bene (meglio che con il sax). Anche Amy Winehouse ora gli sorride dopo aver assaggiato la salsa messicana fatta da lui. Non potrebbe essere più soddisfatto.

Intanto però, nei sotterranei della base spaziale avviene un dialogo particolare:

Elvis: «Ahua! Dunque desideri che resti? Sei sicuro che sia una buona idea, John?»

John (abbiamo scoperto come si chiama il tizio sul gatto delle nevi): «Ci puoi scommettere capo»

Elvis: «Come fai a dire che può esserci utile per la causa? Ma l’hai sentito suonare?  E poi i capi non saranno contenti»

John: «Che si fottano i capi! A me sta simpatico per cui può rimanere»

Elvis: «Cos’è ti stai affezionando?»

John: «No è che ho bisogno di qualcuno che faccia ridere ogni tanto. Voi altri siete tutti così seriosi!»

Elvis: «Questa È una cosa seria John! Perché non lo vuoi capire?»

John: «Secondo me è tutta una stronzata»

Elvis non insiste. Sembra stia riflettendo guardando un punto lontano da lui. Ha bisogno di credere in quella missione, per quella ha lasciato tutto tempo addietro. Ha lasciato anche i suoi fan. I suoi adorati fan.

Elvis: «Il Presidente non sarà contento di tutto questo», conclude.

John: «Oh beh, quello!», gli fa eco John «Sai come la penso: il Presidente è un nazista…e io li odio i nazisti dell’Illinois!».

Continua…

 

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