Vigilantes

 Ladribiciclette2

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in certi casi siamo noi…

Mi creda commissario io non sono cattivo. Fin da piccolo mi hanno educato al rispetto delle regole. Mai pisciato fuori dal vaso, neanche in piscina, per dire.

Cattolico? Sì, sono cattolico. Cioè, non vado in chiesa, ma a Natale e Pasqua vado a confessarmi. Cose piccole comunque, niente di che.

Ho una famiglia: mia moglie, un figlio disoccupato che non si schioda mai dal divano, un gatto.

Per quanto riguarda il lavoro diciamo che non me la passo bene ma neanche malaccio. Ho un bar in periferia.

Più che altro…beh è un pezzo che sono stanco.

La avverto anche io cosa crede? La rabbia che si sente in giro. E vedo i miei familiari, i miei amici. Li vedo impreparati a tutto ciò. Io stesso mi sento impreparato a tutto questo.

Perché sono entrato nei vigilantes di quartiere? Oh beh, si chiedeva un contributo e io l’ho dato. Qui dove ti volti c’è sempre qualcuno che ti guarda male. Loro, ci guardano male. Io li ho visti sa? Non hanno buone intenzioni. Ma se provi a dirgli qualcosa sai cosa ci cambia a loro? Ti guardano con disprezzo e fanno ancora di più gruppo tra di loro. E la polizia non gli dice nulla.

Con questo non voglio dire che è colpa sua, per carità. So che lei fa bene il suo lavoro e che anche voi avete delle restrizioni. Avete doveri a cui obbedire. Così noialtri ci siamo organizzati per i fatti nostri.

Ma mi creda se le dico che fino a ieri non c’erano mai stati problemi. Giravamo di notte a turni per controllare come andavano le cose. Fino a che giravamo non succedeva nulla. Chi si metterebbe contro dei tizi armati?

E ci facevano anche dei complimenti per quel poco che facevamo. Insomma, i complimenti fanno sempre piacere. Essere chiamati “vigilantes” dai vecchi al bar ci dava l’impressione di essere una specie di supereroi.

E poi c’era lei. Sarà stata una ragazzina, avrà avuto circa 26/27 anni non di più. Me la ricordo bene perché la vedevo sempre davanti alla Coop vicino casa mia. Chiedeva l’elemosina ai passanti. Aveva due occhi verdi, commissario. Non so se mettevano più tristezza o più simpatia. E portava sempre con sé il bambino di circa 10 anni. Doveva essere stata molto giovane quando l’ha avuto.

E insomma non faceva del male  a nessuno e, le dico in confidenza, ogni tanto le ho allungato anche io qualcosa. Pochi centesimi s’intende, non voglio che poi si abitui al fatto che le faccio l’elemosina. Sa la storia dell’insegnare a pescare piuttosto che dare i pesci…no? Beh è un po’ lungotta magari gliela racconto un’altra volta.

Comunque, quella sera avevamo bevuto ed eravamo un po’ alticci. Stavamo finendo il nostro solito giro di ronda. E a un certo punto sentiamo un rumore.

Sembravano vetri rotti. Subito ci sono venute in mente le vetrate dei negozi rotte dagli zingari nei mesi scorsi. O, perlomeno, mi sembra che fossero stati gli zingari.

Ci dirigiamo perciò sul posto e vediamo questa ombra nera che sta scavalcando un muro. Ora, io so che voi avete una prassi da seguire. Quando vedete qualcosa di sospetto gli puntate una luce davanti e gli dite di fermarsi immediatamente e gli leggete prima i suoi diritti. Non fate così? O mi scusi, vedo troppe serie tv ultimamente con quel coso là, quel programma che si è fatto mio figlio…come si chiama? Nefflics?

Noi però siamo gente semplice, commissario (a proposito è poi commissario lei? o ispettore?). Abbiamo visto quest’ombra e le siamo saltati addosso. Era un esserino piccolo e abbiamo pensato a uno di quei nani che vengono reclutati per entrare nelle case e rubare. Non mi guardi così è vero. L’ho letto su internet.

Solo dopo ci siamo accorti che era un bambino e che si stava arrampicando per cercare un gatto che passeggiava sopra il muro. E indovini un po’? Era il bambino della ragazza davanti alla Coop. Ma lo scoprimmo dopo. Dopo averlo pestato con alcune mazze da baseball che il Gianni aveva portato da casa. Gianni è un grande appassionato di baseball, da giovane era stato selezionato anche nelle giovanili della nazionale… Mi scusi sto divagando. Ora torno al punto.

Ovviamente poi arriva la madre a cercare di soccorrerlo e comincia a urlare. Ma forte, sa? Ci spaventiamo e le diciamo di calmarsi. Ma non serve. Allora cominciamo a innervosirci. Noi avevamo pensato di essere nel giusto, non ci meritavamo tanto odio. Cominciamo a pestare anche lei. Sì ha capito bene.

E io ci stavo male commissario. E tanto, perché un po’ ero affezionato a lei. Ma tutti lo facevano perciò anche io dovevo partecipare. Il gruppo prima di tutto. Il culmine lo raggiungiamo quando il Gianni comincia ad abbassarsi i pantaloni. A turno i miei compagni si addossano sulla poverina e cominciano a violentarla. Io lì mi sono fermato. Ma non potevo agire.

Perciò feci l’unica cosa che potevo fare: sparai a lei e al bambino che stava piangendo. Con la scacciacani che mi ero comprato al Festival delle Armi da Fuoco. Per difesa personale sa? Ho il porto d’armi, vado sesso al poligono di tiro. Fino all’ultimo ho cercato di non usarla.

Cos’altro potevamo fare commissario? Finito il lavoro li mettemmo insieme uno accanto all’altra e bruciammo i corpi cospargendoli di benzina.

Ricordo che la ragazza mi guardava con i suoi occhioni verdi. Non so se mi ringraziava per non averle risparmiato un ulteriore sofferenza o se mi accusava. E di cosa poi? Abbiamo fatto un errore ok. Ma chi non ne fa? Ed eravamo nel giusto credo.

Con questo commissario non voglio giustificarmi. So di non avere fatto una cosa giusta. Tuttavia ci tengo a ribadirle che io non sono una cattiva persona.

Lei non crede?

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