Marflix Universe – #specialenetflix

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La Casa delle Idee e la piattaforma online insieme sfornano belle cose.

Nel 2015 veniva pubblicata e distribuita online su Netflix la serie tv Daredevil con l’obiettivo di dare risalto ad alcune figure di supereroi rimaste escluse dal Marvel Cinematic Universe.

Ben presto si capì che l’operazione non riguardava il singolo supereroe ma un progetto ben più ampio denominato The Defenders. Per la prima volta si poteva parlare di un piccolo universo seriale televisivo (cosa usuale ormai nel cinema ma ancora poco sviluppata in televisione). Ciò significava continui rimandi sia al Marvel Cinematic Universe (la serie parte in un contesto in cui si dà per assodata la presenza di supereroi) che alle varie serie tra di loro. Da sempre la pratica del crossover fa parte del meccanismo narrativo televisivo, ma mai come in questo caso gli si era data una programmaticità del genere.

Subito dopo questa prima stagione, infatti, venne annunciata un’altra serie appartenente a questo universo: Jessica Jones; da qui la seconda stagione di Daredevil, la serie Luke Cage e  l’annuncio di un’altra serie in produzione (The Punisher). Infine, quest’anno è uscito Iron Fist, ultimo tassello che chiude un cerchio e pre-annuncia un’intera saga crossover, The Defenders, incentrata sul team-up fra questi quattro supereroi.

Una serie di dati che ci fanno capire come, dalla prima serie ad oggi, il Marflix Universe (così da ora in poi chiameremo questo universo narrativo) non si sia mai fermato e abbia continuato a mietere successi (con alti e bassi ma sempre facendo serie molto seguite) in poco meno di tre anni, quasi un record per qualsiasi casa di produzione.

Se si analizzano le varie serie come ci sono giunte fino a questo momento si possono facilmente capirne i motivi. Il Marflix Universe si discosta parecchio dalle altre serie supereroistiche (anche della stessa Marvel).

Innanzitutto abbiamo un contesto ben preciso (un quartiere di New York chiamato Hell’s Kitchen e, in seguito, Harlem) e, cosa ancora più importante “realistico”. Nessuna Metropolis o Central City vagamente futuristica, si tratta di un contesto molto reale. Ed è proprio la ricerca di “verismo” la vera novità di queste serie. Daredevil nasce contestualmente al mondo che lo ha creato, così come Luke Cage non sarebbe lo stesso senza Harlem. Ogni supereroe nasce con un background particolare (e con traumi molto forti) condizionati dall’ambiente. Il quale sforna continuamente sia eroi che villain, a seconda del ruolo che ognuno sceglie di intraprendere. Non è un caso se le varie sigle d’apertura hanno sempre come oggetto la silohuette dell’eroe di turno che sembra “emergere” dallo sfondo e prendere vita di fronte a noi.

La distinzione tra bene e male, dunque, non è così netta come in altre serie, e proprio qui sta la qualità intrinseca di queste serie. Nessuno nasce veramente “buono” o “cattivo” ognuno sceglie (qualche volta è costretto) di intraprendere il suo percorso che lo porta ogni volta ad essere un villain o un eroe. Anzi, spesso si trova a empatizzare proprio con il primo che non con il secondo (come dimostra l’ottimo Wilson Fisk interpretato da Vincent D’Onofrio).

Il tema della scelta è un leitmotiv che viene ripreso in tutte le serie e fa da Tema Dominante in tutte le narrazioni (soprattutto in Iron Fist risulta preponderante). Non è un caso se tutti gli eroi non sono quasi mai mostrati con la classica “tutina” da supereroe (Daredevil la indossa solo alla fine della prima stagione) ma con abiti normali proprio perché mostrati al’inizio della loro carriera: la “formazione” (il viaggio direbbe Vogler) dei supereroi è il racconto che ci viene raccontato e quindi ci sta che vengano rappresentati come “semplici” esseri umani. Non mancano ovviamente easter eggs e ammiccamenti alla loro versione cartacea (e quindi definitiva), per cui anche i nerdoni fan accaniti possono apprezzare questo tipo di scelta, seppur non canonica.

Tale scelta ha fatto sì che le serie del Marflix Universe siano state sempre più brandizzate, in una maniera caratterizzante perché potessero essere facilmente riconoscibili. Le serie “monotematiche” viste finora si caratterizzano per colori molto accesi e saturi che vengono evidenziati per ogni supereroe (Daredevil ha il rosso, Jessica Jones il viola, Luke Cage il giallo e Iron Fist il verde). Oltre al colore le serie vengono evidenziate da un genere caratteristico che offre, ogni  volta, una storia diversa dall’altra e riferimenti citazionisti che prendono a piene mani da classici del genere. Così DD ha una chiara impostazione noir, JJ è un thriller psicologico, LC prende spunto dalla blaxpoitation anni Sessanta (e molto dai film di Spike Lee) mentre IF dai film di arti marziali.

Un’attenzione ai particolari e alla presentazione delle storie che non ha mai avuto precedenti finora (complice anche il sistema distributivo di Netflix, diverso da una qualsiasi rete generalista) e rende questi show dei mono-ritratti pittorici supereroistici e dei veri e propri “film divisi a puntate”, piccoli tasselli di un mosaico più grande.

Questo fa sì che, nelle storie rappresentate,ci sia molta orizzontalità. Ogni puntata non va vista come slegata ma come conseguente le altre. Il paradiso dei binge-watchers insomma. Pochi e rari i casi di puntata e quasi assenti i cliffhanger. Anzi, una delle critiche maggiori riguarda proprio il ritmo spesso lento e prolungato di alcuni episodi e le lunghe scene dialogiche. Ma questo si spiega per il fatto che questi protagonisti non sono “figure” ma “personaggi a tutto tondo” e necessitano di tutta l’introspezione che occorre a persone che vivono all’interno di una “tragedia shakespeariana” come è, per l’appunto, questo universo narrativo.

Altro particolare degno di nota è la presenza, all’interno del cast di numerose figure appartenenti alle cosiddette “minoranze etniche” americane, a partire dai protagonisti. Matt Murdock è un avvocato irlandese cattolico, Luke Cage un afro-americano; di attori afro-americani e asiatici è pieno Iron Fist, mentre la “questione femminile” viene rappresentata da Jessica Jones. Ma senza un’eccessiva pesantezza da “politically correct” ma per aggiungere varietà e complessità agli stessi personaggi e rendere il contesto ancora più realistico.

Non mancano ovviamente le scene d’azione dove, anche in questo caso, il realismo non manca. I piani-sequenza la fanno da padrone e mostrano nel dettaglio i colpi inferti e le ferite in sequenza. Spettacolari soprattutto i combattimenti corpo a corpo con più nemici, risolti in pochi ma significativi fotogrammi e aiutai dal montaggio sonoro.

Ferite che vengono puntualmente curate dal personaggio di Claire Temple (Rosario Dawson), personaggio “secondario” (ma non troppo) e trait d’union tra le varie serie, a dimostrazione che anche i comprimari hanno, al’interno degli show, la loro importanza e sono anch’essi dei personaggi a tutto tondo con una funzione precisa nella narrazione.

Quindi, riassumendo: attenzione al contesto e ai personaggi, brandizzazione di questi, analisi psicologica e approfondita che non disdegna però un’attenzione all’intrattenimento e all’azione, inserimento di trame e sotto-trame che proseguono e si incrociano tra le varie serie, programmaticità, citazioni ed easter eggs. C’è di tutto per poter tranquillamente dire che le serie del Marflix Universe hanno cambiato il modo di fare serie supereroistiche, un’influenza che non si può non notare anche in altre serie “generaliste” e “tradizionali” (vedi Legion).

In attesa di vedere il “viaggio degli eroi” e la loro ulteriore evoluzione in The Defenders. Una cosa è certa: una volta scelto il percorso da intraprendere, non ci si può più tirare indietro.

Le serie:

Daredevil (2 stagioni)

Jessica Jones

Luke Cage

Iron Fist

-(prossimamente) The Defenders e The Punisher

-(si spera) Elektra e Claire Temple

Per tutti i lettori: diteci nei commenti quale di queste serie vi è piaciuta di più; il “best personaggio” (non per forza i protagonisti); il “best villain” e il “best episodio” (pensateci con calma, dovete considerare tutti gli episodi delle serie citate).

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