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Un viaggio particolare grazie realtà aumentata.

L’esperienza che ha ispirato il racconto Il tatuaggio, su questo blog qui!

Dall’8 aprile 2017 e fino al 7 gennaio 2018 è possibile visitare (il termine corretto sarebbe “provare” perchè è una vera e propria esperienza quella che si prova) la nuova attrazione del Museo della storia di Bologna denominata La macchina del tempo.

Si tratta di un esperimento di realtà virtuale applicata ai servizi educativi con cui è possibile immergersi completamente nella Bologna del 1200, abilmente ricostruita digitalmente.

Sono stato per le vacanze di Pasqua a far visita a questa esposizione (presso Palazzo Pepoli, in via Castiglione 8). Appena entrato il personale mi ha fatto leggere un foglio dove erano indicate le avvertenze sui possibili pericoli derivati dalla realtà aumentata (tranquilli niente robe alla Black Mirror o cose del genere, semplicemente avvertenze sulla fotosensibilità per chi ne soffre). È bene sottolineare che per prendere parte all’esperienza ci vuole un’età minima di 12 anni, penso sempre per lo stesso motivo.

Ulteriori avvertenze mi vengono date nella sala d’attesa (le postazioni sono in tutto 3, almeno al momento, e ogni sessione dura dai 15 ai 30 minuti, a seconda di quanto volete spendere) per chi soffre di vertigini perché…beh poi vi spiegherò il perché se proseguite nella lettura.

Appena è il mio turno mi fanno indossare una cintura legata a un cavo (anche in questo caso per sapere il perché dovete pazientare un attimo), il visore e le cuffie, da cui provengono le istruzioni su come muoversi, più due cursori (uno per ogni mano) con cui è possibile muoversi a balzi e richiedere indicazioni su quello che si sta vedendo.

La prima prova va bene (anni di videogiochi sono serviti a qualcosa dunque!) e così comincio a muovermi nella Bologna ricostruita secondo le indicazioni del tempo (sotto la supervisione dell’architetto e storico dell’arte Carlo De Angelis e del Prof. Rolando Dondarini dell’Università di Bologna).

Devo dire che, pur riconoscendo che la grafica ha ancora alcuni limiti, la sensazione di trovarsi nella Bologna medievale è veramente incredibile e realistica. Le case, i portici e le torri sono ricostruite con grande dovizia di particolari così come la vita cittadina (un consiglio: occhio ai carri di buoi che vi vengono incontro! Non fanno niente ma la sensazione è quella di un vero e proprio sbalzo).

Esperienza da fare è l’entrata all’interno delle corti medievali, che oggi non esistono più e quindi questa potrebbe essere l’unica occasione di vederle nel loro originario splendore).

Il percorso ricostruito è quello che si snoda per circa 2 Km² dalle due torri fino a Piazza Maggiore e Santo Stefano.

Può sembrare ridotto rispetto alla totalità del centro di Bologna ma considerate che in questo percorso si trovano all’incirca 1000 edifici d’epoca, tra abitazioni, chiese e circa 88 torri (all’epoca ce n’erano molte di più di adesso, Bologna era una specie di Manhattan medievale).

Oltre al piacere di camminare in uno scenario unico e scoprire tante cose (il cursore sinistro si può puntare su cose e abitazioni per carpire informazioni su di esse), a un certo punto ci si sente come sospesi in aria.

La seconda parte dell’esperienza, infatti, è quella di poter volare sulla città per avere una visuale a 360 gradi su di essa. Per questo è sconsigliata a chi soffre di vertigini e c’è il cavo legato alla cintura che evita di lasciarsi troppo prendere dalla fantasia di volare!

Non vi dico com’è la sensazione perché bisogna provarla per sapere com’è: vi basti sapere che non vi capiterà mai più di poter volare in mezzo alle due torri!

Si arriva poi alla terza parte dell’esperienza, ribattezzata (da me) “Gulliver Experience“.

Si è a terra ma tutta la città è diventata piccolissima e ci si può camminare sopra, anche pestando edifici e persone in pieno delirio di onnipotenza!

In realtà questa è un ulteriore modalità per avere informazioni sulla vita quotidiana dell’epoca, ma il risultato (come potete immaginare) è una sensazione mistica difficilmente ripetibile.

Alla fine della mia sessione l’addetta del Museo mi stacca tutti gli accessori. Torno, purtroppo, alla quotidianità, ma con un bagaglio di conoscenze maggiori dopo questo “viaggio nel tempo”.

L’esperienza mi è stata molto utile per capire quali applicazione può avere la realtà aumentata anche in un ambito non strettamente videoludico e quali e quante narrazioni ci possono essere all’interno di un museo già di per sé molto ricco di spunti storici.

Per conoscere meglio il Museo della Storia di Bologna e i suoi orari e ingressi cliccate qui. Per sapere di più sulla Macchina del Tempo invece cliccate qui.

Buon viaggio nel Tempo!

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Un pensiero riguardo “Viaggio nel tempo a Bologna!

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