Stockton & Malone: Grosso guaio a Chinatown (p.2)

chinatown_manhattan_2009

Continuano le avventure esotiche dei due detective più strampalati di Chicago.

La situazione non è strana, di più.

Avevamo lasciato i nostri due eroi a investigare sulla morte del marito della signora Hu (per chi non sapesse di cosa stiamo parlando leggere la parte 1) e ora i due si ritrovano legati e imbavagliati in uno scantinato in cui non è possibile vedere la luce.

Cosa è accaduto al duo in queste poche ore (se togliamo la sera che c’è stata in mezzo) per portarli così dalle presunte stelle alle stalle? Beh, andiamo con ordine.

Dopo la corsa per cercare di catturare lo strano individuo che era uscito dal ristorante, Dan e Bubba tornano sui loro passi e chiedono al personale del ristorante spiegazioni. Niente, omertà assoluta tra gli asiatici. La signora Hu disperata comincia a piangere, Dan le dice due parole che sembrano consolarla almeno momentaneamente.

Lungo la strada di casa i due si confrontano: «Certo che sono proprio stronzi questi asiatici» fa Bubba con il solito fare diplomatico.

«Parli proprio tu» gli risponde Dan.

«Ohè Viso Pallido!» gli fa eco Bubba «Guarda che qua l’unico che deve tacere sei tu. Io non sono razzista, ci mancherebbe, sono afroamericano! Ma gli asiatici mi stanno antipatici, non si sa mai cosa pensano e non vogliono integrarsi con il resto della popolazione. Ci credo che poi gli capitano questi casini».

Quando Bubba non è in buona è inutile starci a discutere. Non ha mai sopportato i cinesi e non inizierà a farlo ora. I due decidono di separarsi così da seguire l’indagine su due fronti.

Bubba raccoglie alcuni reperti trovati sulla scena del crimine e passa per l’ufficio. Dan rimane lì mentre il personale del ristorante se ne va guardandolo male. C’è qualcosa che non torna in quell’omicidio. Hanno ucciso il proprietario ma hanno lasciato tutti i soldi dov’erano (non che poi avesse granché, il locale era poco frequentato). Dà più la sensazione di una resa di conti il che complica il tutto, perché nessuno di quegli “occhi a mandorla” (come li apostrofava Bubba) dirà mai loro qualcosa.

Inoltre il coltello piantato nel costato della vittima fa capire che la distanza tra i due era ravvicinata. I due si conoscevano. Quindi, non avendo altri mezzi per sapere qualcosa…

Dan si mette i guanti in lattice e respira lentamente: deve tastare il corpo del defunto per vedere se trova qualcosa sul suo corpo. Succede quando non sia ha un team di esperti che ti dà una mano, come si vede nei serial televisivi. Bisogna improvvisare!

Bubba intanto è tornato nell’ufficio-casa e non ha voglia ora di pensare al caso. Si mette a guardare una partita di basket dove, casualmente, stanno giocando Stockton e Malone (i loro omonimi).

Vedendo il gioco che c’è tra i due e la loro intesa sul campo a Bubba vengono i rimorsi perché non si sta occupando del caso.

«Oh, al diavolo! Impegniamoci che altrimenti quel rompiballe chi lo sente poi», l’omone comincia a rovistare tra le cose prese sulla scena del crimine. C’è un ciondolo a forma di cuore che era per terra e una chiave che sembra quella di una cassetta di sicurezza. Strano, non c’erano cassette di sicurezza nel ristorante. Bubba decide di chiedere a un suo cugino che lavora in banca e se ne intende di quelle cose. Pare proprio di una cassetta di sicurezza.

Dan è riuscito a trovare solo un fazzoletto con una gomma da masticare appiccicata dentro (e qui sono partite non poche bestemmie) e un foglietto con un indirizzo.

Al numero 22 di Central Ave c’è qualcuno che si è incontrato con la vittima prima che questa morisse. Dall’altra parte della città, ci metterà un po’, speriamo che Bubba abbia trovato qualcosa d’interessante nel frattempo.

Bubba apparentemente non ha trovato nulla di che ma ha scoperto alcune cose interessanti. « D’altra parte il genio tra noi due sono io, Dan non saprebbe neanche trovare la strada di casa senza di me», ribadisce lo stesso Bubba, non si capisce bene a chi però. Si sta semplicemente sfogando con sé stesso parlando da solo e suscitando la curiosità dei passanti. Dopo una ricerca con suo cugino i due hanno scoperto che la chiave è di una valigetta che era stata depositata nella banca di Chicago alcuni mesi prima. La vittima era passata a ritirarla alcuni giorni fa ma nessuno sa cosa c’è dentro questa valigetta. Però dalla descrizione della guardia di sicurezza, (un individuo logorroico che ha raccontato a Bubba tutti i dettagli della sua giornata, compresa la ricetta della pizza ai tartufi di sua moglie, ricetta tipica e deliziosa ecc…) la valigia sembrava essere di quelle che vengono vendute contraffatte in un negozio cinese non lontano dallo stesso quartiere del ristorante. Non è un granché ma è una traccia.

Ad aprigli alla porta c’è un bambino che non avrà più di 8-9 anni. «Ciao giovanotto c’è qualche adulto in casa?» gli chiede Dan gentilmente. Per tutta risposta il bambino gli schizza addosso dell’acqua con la sua pistola-giocattolo e poi corre a chiamare qualcuno facendo strani versi. «Ah i bambini come sono adorabili!» pensa sarcasticamente Dan.

Ma non fa in tempo ad arrabbiarsi che viene ad aprirgli una ragazza. Cinese, 25 anni, molto carina. Sembra spaventata però. Dan la rassicura che non ha cattive intenzioni e le mostra il biglietto trovato nella tasca dell’uomo. «Che è morto» sottolinea. A quelle parole la ragazza sviene. Dan la prende prontamente prima che cada a terra. «Però questa gliela devo raccontare a Bubba! Dice sempre che non so far cadere le donne ai miei piedi», sorride pensando però che la sua battuta è di dubbio gusto. La situazione sta diventando incredibilmente surreale.

Bubba, invece, non fa cadere le donne ai suoi piedi ma fa arrabbiare i commessi del negozio di valigie cinesi. Ai quali prima aveva chiesto se un tizio come loro aveva comprato da loro una valigia come quella che gli ha mostrato in una foto. Al che (giustamente) la domanda dei commessi è stata: «Come noi in che senso?» «Beh sì, insomma, sapete… un altro cinese». Già gli sguardi dei commessi non sono molto amichevoli dopo questa frase poi arriva la stoccata:«Ok ci descriva questo…cinese» «Beh,ecco… è… o meglio era perché è attualmente morto…sì insomma ha la faccia da…cinese come voi!» Da qui parte una sequela di insulti a sfondo razziale da ambo le parti (e insulti alle rispettive madri) che per poco non sfocia in una rissa. Bubba se ne esce indignato:«Sapevo io che sarebbe stata un’impresa. Questi qui non sono collaborativi e poi se la prendono per nulla».

Prima di tornare a casa però si volta un attimo per fare il medio al negozio. Ed è lì che lo vede… il tizio che scappava dalla scena del crimine!

Si era girato un attimo e Bubba era riuscito per un attimo a vedergli il volto. E anche se i cinesi sono tutti uguali, per tutti i diavoli, lui lo riconoscerebbe tra mille. Sta entrando di soppiatto nel negozio dal retro. Bubba lo segue a distanza e poi entra anche lui. Lo vuole prendere a cantargliene quattro. Dentro il retro del negozio però è buio, non si vede nulla. Si sentono dei passi e l’afroamericano decide di nascondersi dietro un armadio. I cinesi di prima stanno discutendo animatamente con qualcuno che non si fa vedere. Sembrano preoccupati però. I toni si fanno sempre più accesi. Se solo ci fosse Dan per tradurgli il tutto, lui che conosce il mandarino!

Ad un certo punto la tenda si discosta e Bubba vede il volto del loro interlocutore e… non può credere ai suoi occhi. Ma non fa in tempo a meravigliarsi che qualcuno lo colpisce in testa. E tutto attorno a lui si fa nero… ancora più nero di lui.

Dan, invece, è appena tornato in ufficio. Dalla conversazione con la ragazza ha saputo molte cose e forse è giunto alla conclusione del caso. Deve però parlarne con Bubba. In ufficio non c’è, chissà dove sarà finito. Ora non ha tempo di cercarlo deve nascondere una cosa. Sulla scrivania c’è un biglietto: SONO ANDATO IN BANCA DA MIO CUGINO, POI TI SPIEGO.

«Avrà avuto problemi famigliari» pensa Dan. Certo però che cavolo, proprio ora che sono alla fine della loro indagine più importante!

Dan decide di aspettarlo e intanto va in frigo ad aprirsi una birra. Mentre è impegnato a versarsi da bere si sente un rumore dall’ufficio. Va a vedere e improvvisamente un odore forte e denso gli copre le narici e qualcuno lo afferra da dietro. Cloroformio, un alogenuro alchemico nato per anestetizzare i pazienti in ospedale. Ora viene usato per addormentare Dan e portarlo in uno scantinato dove ritrova anche Bubba.

Entrambi ora si trovano legati nello stanzino. Ora abbiamo capito come ci sono finiti ma è il perché che ci sfugge. E forse loro lo immaginano ma hanno paura di dirlo. Chi sta al di là della porta lo sa ma non glielo dirà subito. Sta aspettando che la tensione e la paura li distrugga. Per cui li osserva ridendo dall’altra parte. Tra qualche ora entrerà e deciderà se lasciarli vivere o no. E l’opzione quasi sicuramente sarà la seconda. 

E voi avrete la pazienza di aspettare la prossima puntata per sapere la risposta?

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