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Cannes non vuole Netflix, il resto del mondo sì però.

Il 3 marzo 2017 il CEO di Netflix, Reed Hastings, radunò la stampa a Berlino per annunciare la produzione di un trittico di serie televisive interamente prodotte in Europa.

Il 23 aprile 2017 è uscita la prima di queste: Las Chicas Del Cable, serie drammatica spagnola ambientata a Madrid negli anni 20. Le prossime (la cui uscita è prevista per la fine dell’anno) saranno la prima produzione Originale tedesca Dark (horror soprannaturale ambientato nei boschi della Baviera) e, soprattutto,  la prima Originale italiana, Suburra (prequel del film omonimo di Stefano Sollima).

In realtà l’interesse di Netflix per il nostro continente era cominciato già da tempo: nel 2016 era uscita Marseille, una sorta di House Of Cards francese con protagonista Gerard Depardieu, anche se gli esiti non sono stati del tutto soddisfacenti (la serie si è rivelata un enorme flop sia per la critica che per il pubblico ed è stata cancellata). Ciononostante i rapporti tra la piattaforma televisiva e la Francia non si sono certo raffreddati. In cantiere, infatti, è prevista, per il 2018, un’altra serie francese di cui, al momento, si sa solo il titolo (Osmosis). Sempre nello stesso anno dovrebbe uscire anche un’altra serie tedesca (Dogs Of Berlin).

In tutto questo non bisogna dimenticare la fortunata serie televisiva britannica The Crown, anche se si può considerare più americana che non inglese dal momento che è una co-produzione statunitense (e si rifà più alle tipiche produzioni americane che non a quelle inglesi).

Questa produzione incredibile, negli ultimi tempi, di serie tv “europee”  da parte del colosso americano (stiamo parlando di 6-7 serie in poco meno di due anni) è emblematico del tentativo, da parte di Netflix, di colonizzare i mercati esteri. Una strategia unica nel suo genere che caratterizza fortemente questa piattaforma rispetto alle altre (Amazon Prime produce praticamente tutto negli USA).

Si può tranquillamente parlare di una strategia di globalizzazione del modello-Netflix, o meglio di una “glocalizzazione-Netflix”.

Il sistema che l’azienda ha adottato e lo stile che ha imposto alle sue produzioni, infatti, ricalca infatti quellodi altre aziende (non solo di entertainment) che seguono il modello del glocalismo. Ciò è evidente se si facciamo un confronto tra queste produzioni che sembrano seguire alla lettera il paradigma “Think global, act local”.

Chi è abituato, infatti, a vedere le serie Originali sa che sono tutte riconducibili a un modello preciso per quanto riguarda la loro brandizzazione. Le caratteristiche comuni alle varie serie sono:

  • Contenuti che possano diventare virali;
  • Storie di genere ma il più possibile “ibride”;
  • Realismo visivo;
  • Sperimentalismo narrativo;

Pur avendo però queste caratteristiche comuni ogni serie tende a differenziarsi rispetto alle altre. Questo doppia ambivalenza, che gli Originali Netflix hanno sempre avuto, è la chiave che ha permesso di creare serie televisive anche all’estero.

Netflix, infatti, ha sempre avuto (per necessità o per vocazione) l’obiettivo di diventare globale distribuendo i suoi prodotti in vari paesi. Nel momento in cui si è deciso di produrre direttamente in questi era necessario venire incontro ai gusti del pubblico di questi paesi, di rendere le serie “locali”, mettendo in primo piano i loro elementi riconoscibili  (a livello culturale, stilistico e audio-visivo).

Prendiamo il caso delle prossime produzioni europee: Suburra è un “noir all’italiana”. La storia, infatti, è tratta da un romanzo dello scrittore Giancarlo De Cataldo, lo stesso autore di Romanzo Criminale di cui questa storia è l’ideale proseguimento come tematica e come stile.

La scelta del genere noir all’italiana si presta molto bene a questa operazione perché contiene già in sé quei tratti di glocalismo ricercati dalla piattaforma. Già il nome, infatti, indica una commistione di tratti internazionali (noir) e una precisa collocazione storico-geografica (all’italiana). Inoltre è un genere adatto allo scopo perché si rifà a una tradizione audiovisiva già collaudata e di successo nel Paese (la serie di Sky ne è l’esempio diretto)  e una riconoscibilità immediata.

Lo stesso si può dire della serie tedesca Dark, un prodotto tedesco horror che parla del mistero legato alla scomparsa di due bambini nelle foreste bavaresi (ricorda forse qualcosa?).

Se guardiamo ad altre produzioni internazionali di Netflix possiamo citare 3%, serie distopica brasiliana sullo scontro di civiltà tra quartieri ricchi e favelas, oppure Club De Cuervos, prima produzione assoluta Netflix in lingua spagnola (è una serie messicana). Serie televisive dove le singolarità e specificità locali (in questo caso le disparità sociali e la passione dei paesi latini per il calcio) non solo vengono messe continuamente in primo piano ma rappresentano lo stesso motore dell’azione (il tema principale).

Si potrebbe ribattere che queste spesso facciano leva su degli stereotipi (guarda caso la prima serie italiana Netflix è, di fatto, un gangster-movie mafioso con forti riferimenti a vicende d’attualità) concentrandosi sugli aspetti negativi più conosciuti dei paesi d’origine delle serie. In realtà questo aspetto è fondamentale (e finora non ha mai creato problemi nei confronti degli utenti “locali”) ed è il vero punto di forza di queste serie perché è garanzia della loro unicità rispetto alle altre serie “straniere” e anche della loro originalità perché riprendono cliché di genere ma in un ambiente inedito che li rende specifici, “locali” appunto.

Lo stesso si può dire di un macro-genere come la sit-com famigliare: visto e rivisto centinaia di volte ma mai mostrato come in Il suono del tuo cuore, serie televisiva sud-coreana sulla stampalata famiglia di un disegnatore di web-comics. L’Estremo Oriente non è nuovo, inoltre, alle produzioni Originali Netflix anzi è l’area geografica (esclusi gli USA ovviamente) che vanta il maggior numero di queste produzioni (si veda anche un’altra serie sud-coreana come Notti bianche o i numerosi anime giapponesi originali).

Per quanto riguarda il Vicino Oriente è da segnalare Fauda, serie israeliana di genere action-spionaggio incentrata sulla ricerca e cattura di un terrorista palestinese. Anche in questo caso non è un trionfo del politically correct (per alcuni) ma di certo rientra nei canoni di Netflix per quanto riguarda le storie dal forte impatto visivo e con tematiche d’attualità dove però prefvalgono più le sfumature e le zone grigie dei personaggi.

Se si facesse un calcolo tra le produzioni USA di Netflix e quelle “estere” si potrebbe notare facilmente come le seconde ormai sono arrivate a superare le prime rivelando così come la piattaforma stia guardando sempre di più ai mercati esteri espandendo il suo modello in tali mercati e influenzando anche le altre produzioni di questi paesi (si nota recentemente una certa influenza del “modello-Netflix” sulle serie televisive europee).

La formula “Think global, act local” è stata, dunque, ampiamente sperimentata con successo.

Di seguito l’elenco delle serie citate in questo articolo disponibili su Netflix:

Ingovernable (Messico)

Club De Cuervos (Messico)

3% (Brasile)

Marseilles (Francia)

The Crown (Gran Bretagna-USA)

Las Chicas Del Cable (Spagna)

Fauda (Israele)

Notti Bianche (Corea del Sud)

Il suono del tuo cuore (Corea del Sud)

Di prossima uscita:

Suburra-la serie (Italia)

Dark (Germania)

Dogs Of Berlin (Germania)

Osmosis (Francia)

 

 

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