…E vissero tutti originali e contenti

lost

Perché il finale è la cosa più importante quando si scrive.

This is the End, beautiful friend,

This is the End, my only friend, the End…

Così cantavano i Doors negli anni 70 in piena crisi economica e al finire della dolorissisima (per gli USA) Guerra in Vietnam.

La Fine (il finale) è anche una delle parti importanti (forse la più importante) quando si scrive una storia di qualsiasi tipo.

Se una storia è, infatti, un racconto, che necessita di uno scheletro (scaletta)  e una divisione in punti, allora il finale può essere il punto da cui partire per cominciare a creare e a manipolare la struttura della storia.

Si potrebbe perciò affermare che, in realtà, la Fine è l’Inizio del racconto.

Dal finale, infatti, di può partire a ritroso per andare all’inizio della storia (è il metodo che, in genere, usano gli autori del poliziesco) o partire da un punto in medias res. Ad ogni modo è sempre il finale, la parte che il lettore cerca maggiormente, quella più attesa sicuramente.

Ed è anche la parte che il lettore (o spettatore) alla fine ricorderà maggiormente. Molte serie televisive sono ricordate soprattutto per i loro finali di stagione (come non ricordare, nel bene o nel male, i finali di Lost, How I Met Your Mother e The Sopranos?).

Finali che sono passati alla storia per aver scisso il pubblico in due: chi li ha odiati con tutto il cuore e chi li ha amati alla follia. Il che dà già un’indicazione importante di scrittura: il finale NON DEVE MAI ESSERE BANALE MA SEMPRE MEMORABILE.

Per evitare d’incorrere nell’errore della banalità il segreto è pensare bene la propria storia dall’inizio alla fine, quindi avere già in mente il finale appropriato; è consigliabile, a questo proposito, avere più di un finale in mente per poter scegliere dopo attenta riflessione (se l’avessero fatto gli autori di Lost maledizione!). Per decidere il proprio finale è bene pensarci a lungo, non è detto che la prima opzione sia quella migliore (in genere sarà la più logica, quindi la più banale).

È vero che molti autori (tra cui Stephen King) dichiarano di scrivere di getto, senza sapere come andrà a finire la propria storia (quindi senza una pianificazione precisa). Questo va benissimo se siete già scrittori affermati (o siete, per l’appunto, Stephen King) ma rischiate, in questo modo, di fare una grande opera con un finale frettoloso e sciatto.

Il finale è parte integrante dell’opera (è parte di esso) non va raffazzonato né buttato via a caso.

Se poi in mente avete SOLO il finale della storia va benissimo: la storia, di fatto, c’è già; potete partire da quello e narrare a ritroso la vicenda (tecnica cosiddetta del salmone, letta in qualche manuale di scrittura di cui ora non ricordo il nome).

Sapere già il finale permette poi di operare i cosiddetti mascheramenti nella narrazione, ossia dei piccoli indizi sparsi lungo la narrazione che possono portare il lettore direttamente al finale, una volta ricomposti i pezzi; sono gli “indizi” lasciati sparsi nel testo che vengono rivelati alla fine, quelli per cui il lettore/spettatore, una volta visti, esclamerà: «Ah ma…allora…quel particolare che diceva…potava a questa conclusione…figo!».

Per rendere possibile tutto questo la parola chiave è PROGRAMMAZIONE: fare schemi su schemi del proprio mondo immaginario (personaggi, vicende, luoghi…) e giocare con essi (costruire) ma in maniera tale che tutto torni logicamente.

Una volta fatte queste operazioni si può decidere come ripartire il racconto: far partir la storia dall’inizio, in medias res, direttamente dal finale e  andare a ritroso… una volta saputo come va a finire sta a voi giocare con gli elementi che avete a disposizione.

E possibilmente scegliere le strade meno probabili per i vostri finali (un consiglio: evitate di finire dicendo che tutta la storia era solo un sogno!).

Se la storia che state scrivendo è una serie televisiva ricordate che oltre al finale della storia (che potenzialmente deve sempre lasciare spiragli per proseguire all’infinito) bisogna pensare a mid-point e finali intermedi che mantengano alta l’attenzione dello spettatore. Anche in questo caso il segreto è sempre scegliere colpi di scena ad effetto, stupire per quanto è possibile.

Questa è la FINE (reale) dell’articolo, oh miei cari amici! Per tutto il resto: c’è la barra dei commenti qui sotto.

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