Spaghetti Superheroes

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Come il cinema di genere italiano si rinnova.

Negli anni Sessanta il genere western era in crisi profonda.

L’epopea (abbastanza ingenua) dei due John (Wayne e Ford) era ormai un ricordo passato e mal si addiceva al clima di rinnovamento dei generi e di sperimentalismo di quegli anni.

Il genere western però era duro a morire e a salvarlo ci pensò il più improbabile dei registi: Sergio Leone.

Improbabile nel senso che nessuno poteva pensare che un regista italiano potesse fare sua l’idea di un genere che era prettamente americano (e infatti i primi film di Leone sono diretti sotto lo pseudonimo anglofono di Bob Robertson).

Eppure Leone riuscì a creare un’anti-epica del genere introducendo tematiche sociali, finali agrodolci, il cui lieto fine non era sempre positivo, e protagonisti che erano degli anti-eroi, lontani anni luce dalla retorica buonista del western classico. Il tutto unito a un’attenzione maniacale per la ricostruzione scenica e tecnica senza precedenti (per un genere che, fino a quel momento, era considerato “minore”).

L’esempio di Sergio Leone è emblematico di come si possa prendere un genere riconosciuto e identificabile in un dato contesto e traslarlo in un altro con estrema facilità, rendendolo sempre riconoscibile ma in un’altra veste. Una veste che si potrebbe definire “italiana”, che ha caratterizzato poi altre pellicole di diverso genere (ad esempio i poliziotteschi italiani e gli horror “argentiniani” degli anni 70).

Recentemente al cinema sono uscite due pellicole interessanti: Lo chiamavano Jeeg Robot e I Peggiori.

Il primo è stato un vero e proprio “caso” cinematografico soprattutto per quanto riguarda l’aspetto produttivo e distributivo. Si tratta di un film quasi interamente finanziato dal crowdfunding, modalità che oggi va molto soprattutto per poter realizzare questo tipo di prodotti che qui sono sempre un po’ “di nicchia”. Ancora più sorprendente comunque è la scelta di ambientare una storia supereroistica in Italia, dove questa tradizione manca o è relegata nel mondo del web (e soprattutto in chiave parodica).

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Anche in questo caso abbiamo, dunque, un genere tipicamente americano traslato secondo i modi e lo stile dei prodotti italiani (tradotto=  con pochi mezzi ma con un’attenzione maggiore alla storia e ai personaggi che s’inseriscono in un contesto tipicamente italiano).

L’elemento urbano della periferia romana che fa da sfondo alle vicende di Enzo (Claudio Santamaria), ladruncolo divenuto supereroe per caso dopo essere entrato a contatto con una strana sostanza radioattiva, è il co-protagonista della storia: è quello che definisce i personaggi e dà loro le motivazioni per agire, non senza una marcata critica sociale dietro a questa scelta narrativa (soprattutto nei confronti dei media). Contraltare di questo ambiente “reale” è l’ambiente “immaginario” nato dalla mente di Alessia (Ilenia Pastorelli), una ragazza con dei problemi psichici che convince Enzo a diventare un supereroe vedendo in lui una reincarnazione di Jeeg robot d’acciaio, anime anni 70 realizzato da Go Nagai.

Il connubio tra mitologia americana (Spider-Man e Kick-Ass su tutti), giapponese (gli anime anni 70) e neo-realismo italiano è la miscela perfetta per un film unico nel suo genere. Il quale, nonostante tutto questo insieme d’ispirazioni riesce nell’intento di apparire come originale e coerente con la tematica espressa: i social media e il loro impatto sociale nell’immaginario collettivo.

Si tratta, dunque, della stessa opera di ri-attualizzazione del genere compiuta dagli spaghetti-western leoniani.

A distanza di poco tempo è uscito (quest’anno) I Peggiori, commedia di Vittorio Alfieri, ambientata a Napoli. Ancora una volta è il paesaggio a delineare storia e personaggi ma il tono è completamente diverso: qui siamo dalle parti della commedia pura.

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I protagonisti, infatti, sono Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri), due fratelli che, per risolvere i propri problemi economici e garantire un futuro alla sorella Chiara (Sara Tancredi) decidono di fare una rapina travestiti da supereroi. Il gesto, partito come criminale, diventa per caso “eroico” e i due diventano così degli “eroi a pagamento” contro i soprusi che avvengono nel loro quartiere.

I due “bad guys” si rifanno totalmente a un modello che è quello americano, rinunciando all’epicità che era tipica di Jeeg Robot ma aggiungendovi, in compenso, la componente parodica che vive di rimandi e citazioni ai superheroes movies d’Oltreoceano.

Si tratta di un’opera più condizionata da questi modelli, quindi anche meno originale del precedente (forse anche con un target più mainstream) ma è comunque un prodotto di qualità e cerca di trovare una sua identità precisa rifacendosi a un modello italiano (la commedia).

Da questi due esempi possiamo vedere alcuni elementi comuni di questo nuovo genere che potremmo definire “Spaghetti Superheroes” (come gli Spaghetti Western di Leone, per l’appunto):

-attenzione al contesto e alle tematiche sociali in cui vengono ambientate le storie;

-attenzione soprattutto ai regionalismi (uso del romanesco e del napoletano nei daloghi);

-protagonisti “imperfetti” (più umani che supereroi);

-tendenza alla parodia dei modelli americani;

-finale amaro;

La cosa positiva è che entrambi questi film hanno avuto un discreto successo di pubblico e critica lanciando così il genere supereroistico anche nel nostro Paese, con una ventata di novità che mancava da tempo.

C’è da sperare che questa tendenza non si esaurisca subito ma venga ravvivata nel tempo creando un vero e proprio filone.

 

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