In anticipo sui tempi

5 storie che hanno anticipato la realtà attuale.

Saper leggere il contemporaneo fa parte dei compiti di qualunque scrittore.

I lettori cercano soprattutto delle risposte nelle storie che leggono. Per questo ogni scrittore deve essere bravo a leggere la realtà per cogliere in anticipo i cambiamenti che verranno. Bisogna avere, dunque, una sorta di capacità profetica: vedere e immaginare quello che potrebbe accadere (o che è probabile che accada) nel nostro mondo.

Per farlo potrebbe essere utile sapere innanzitutto la Storia generale. Spesso molti eventi sono ciclici per cui sapere com’è finita una determinata battaglia o cosa ha generato una determinata guerra potrebbe essere lo spunto per immaginarne le conseguenze oggi. Come diceva Hegel: “Ogni lotta porta con sé ciò che ha combattuto“.

In generale potrebbe essere una buona pratica di scrittura, in caso di blocco creativo, provare a riprendere in mano i manuali di Storia della scuola (sicuramente ingialliti nel tempo e per questo con ancora più fascino addosso) e cercare fatti e notizie dell’antichità che potrebbero essere facilmente trasposti nella realtà attuale.

Ci sono stati alcuni autori che sono riusciti, come novelli Nostradamus, ad anticipare nelle loro opere, eventi che sarebbero accaduti successivamente. Questo perché hanno avuto la capacità di spingersi oltre e non rimanere ancorati al solo presente.

Ecco alcuni esempi di storie che si sono rivelate poi profetiche:

  • George Orwell, 1984

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La “distopia” per eccellenza. Non si può certo dire che il buon Orwell non ci abbia azzeccato con il suo romanzo, e non solo per quanto riguarda la trasmissione televisiva che ha dato origine ai reality; nato come satira riguardante le dittature totalitarie (è stato scritto nel 1948, da cui il titolo, nato invertendo le ultime due cifre) è diventato ben presto metafora della spersonalizzazione dell’individuo nella società moderna, soprattutto a seguito dello sviluppo dei media, diventati sempre più invasivi e capaci di modellare e plasmare il nostro pensiero (leggasi scie chimiche, vaccini,…). Se rileggerete questo capolavoro della fantascienza non farete fatica a ritrovare nella vicenda di Winston Smith quella di un qualsiasi impiegato pubblico di oggi, per esempio. O quella di qualsiasi altro uomo comune (cioè NOI).

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Nel 1993 Carlo Lucarelli esce in libreria con questo romanzo che aveva lo scopo di prendere in giro una certa idea di hard-boiled machista, un genere che, in quegli anni, andava molto tra i giovani autori del Gruppo 13 di Bologna. Protagonista del romanzo è, infatti, il giovane ispettore Coliandro che diventerà poi famoso grazie all’omonima serie televisiva Rai.  La particolarità di questo romanzo però era il fatto che i “villain” della storia erano dei poliziotti corrotti che compivano rapine e stragi, spingendosi ben oltre quella linea sottile che separa il bene e il male. Un’idea che narrativamente potrebbe essere plausibile oggi (dopo The Shield e Braquo) ma che allora era sicuramente dirompente per l’editoria italiana. E fu ancora più dirompente il fatto che, l’anno successivo, si venisse a scoprire che effettivamente dei poliziotti di Bologna negli anni precedenti avevano compiuto rapine e stragi lungo tutta l’Emilia-Romagna alla guida di una Fiat Uno di colore bianco (da qui il soprannome Banda della Uno Bianca). Un’ipotesi probabile, dunque, che si è rivelata esatta. Quando il detective migliore è lo scrittore.

  • Loriano Macchiavelli, Strage

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Rimaniamo sempre all’interno del Gruppo 13 di  Bologna. Si può dire che all’interno di quel variegato mondo di autori bolognesi fosse presente, in maniera considerevole, il dono della preveggenza. Infatti, nel 1990 Loriano Macchiavelli, creatore di Sarti Antonio (già protagonista di numerosi romanzi fin dagli anni 70, uno dei quali aveva “predetto” in un certo senso la Strage alla Stazione di Bologna) fa uscire, sotto pseudonimo, Strage, romanzo che parte proprio da quanto accaduto a Bologna il 2 agosto 1980 anticipando anche alcune sentenze che verranno poi confermate anni dopo in merito alle indagini su di essa. Ma non è questa la cosa più interessante: all’interno della storia si parla di un velivolo aereo, con all’interno alcuni rappresentanti dei poteri forti e della finanza, che viene “fatto sparire” in mare. Apparentemente un incidente ma forse qualcosa di più…

La descrizione dell’incidente però è molto simile a quanto accadde all’aereo della Guardia di Finanza “Volpe 132” schiantatosi sulle coste siciliane quattro anni dopo. Una coincidenza incredibile, una delle tante che hanno accompagnato la produzione letteraria dello scrittore di Vergato.

 

  • Sam Esmail, Mr. Robot

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Allontaniamoci per un attimo dal mondo letterario e sbarchiamo in quello audiovisivo. Nella serie televisiva Mr. Robot il protagonista, Elliot Alderson, è un giovane tecnico informatico di  New York con “qualche” problema di schizofrenia. Il problema è che Elliot è anche un abile hacker informatico e uno dei membri di fsociety, gruppo anarcoide-insurrezionalista che usa l’hackeraggio informatico come forma di terrorismo. La serie prende spunto dall’uso costante dei social media e sui problemi legati alla privacy connessi a queste nuove tecnologie. E sicuramente prende spunto anche dalle vicende di Julian Assange e del gruppo Anonymous. Ed è interessante notare come la strategia messa in atto da Elliot e i suoi amici di fsociety sia la stessa usta per il recente attacco hacker globale (ransomware) WannaCry che ha attaccato numerosi colossi della finanza e, nell’ultimo attacco, anche la centrale di Chernobyl. Realtà che s’ispira alla fantasia o fantasia che prende spunto dalla realtà (con alcuni anni d’anticipo)?

  • Robert Zemeckis, Ritorno al Futuro

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E passiamo a un classico che, già dal titolo, lascia presupporre tante cose. Innanzitutto che ci saranno futuri immaginari e immaginifici, dove la gente viaggerà su skateboard volanti e girerà con padelle sulla testa e vestiti che si auto-puliscono. Ma queste sono solo le cose più esagerate partorite dalla mente di Robert Zemeckis. Le cose più incredibili sono quelle che poi si sono EFFETTIVAMENTE avverate ponendo il regista e gli sceneggiatori alla stessa stregua di moderni Nostradamus. Come gli occhiali futuristici di Doc, muniti di telecamere che gli permettono di  carpire informazioni sulla realtà che lo circonda. Anticipatori dei Google Glass e di Oculus Rift insomma. Oppure le videochiamate online (ok, quello era un’ipotesi abbastanza prevedibile anche all’epoca), le scarpe auto-allaccianti, i tablet, le video-conferenze… Ma questo è niente in confronto alla profezia (e non è un’esagerazione) riguardanti i Chicago Cubs. Quando uscì il secondo film della trilogia questa squadra di football americano era sull’orlo del tracollo finanziario e non vincevano mai una partita. Il loro ultimo titolo risaliva al 1907! In una scena del suddetto film si ipotizza che nel 2015 i Cubs vincano il campionato di football. Nel 2015 i Cubs NON hanno vinto il campionato ma si sono qualificati per la finale (comunque già un’impresa per loro), mentre nel 2016 i Cubs hanno EFFETTIVAMENTE VINTO il campionato americano di football (contro Miami esattamente come predetto nella pellicola) quindi con solo un anno di scarto rispetto alla “profezia di Zemeckis”.

“Coincidenze? io non credo…”

Volendo ci sarebbero anche le numerose profezie rilasciate durante le puntate dei Simpsons ma qui è evidente che Matt Groening e i suoi sceneggiatori nascondono una palla di vetro in cantina.

Questi sono solo degli esempi ma è facile capire come tutte queste profezie non si sono avverate a caso. Si basarono, a loro tempo, su ipotesi riguardanti conseguenze di eventi epocali, oppure su probabilità di quello che sarebbe accaduto nel futuro. Probabilità quindi, mai ipotesi assurde o mondi immaginari. La realtà presente resta, dunque, la base più certa per immaginare i futuri “prossimi”.

 

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