Stockton & Malone: The Indipendence Day (parte 2)

L’avventura patriottica del duo di investigatori più scassato di Chicago.

Continua dalla parte 1

«No, no e poi no, non se ne parla» Bubba ha cominciato ad agitarsi rischiando anche di attirare le attenzioni dei vecchietti che portano a spasso i cani a quell’ora. I quali però sono sordi e quindi non c’è problema.

Nella busta che tiene in mano sono conservate fotografie che ritraggono un giovane di colore che viene picchiato selvaggiamente da degli agenti di polizia. Uno dei quali è ritratto mentre si sta avvicinando alla macchina fotografica per cercare di prendere l’incauta fotografa. Ed è il nipote del sindaco di Chicago. Il rampollo della buona borghesia cittadina e paladino dei deboli e degli indifesi. Almeno secondo i media. E secondo l’opinione dei due che ora si trovano ad avere tra le mani del materiale che scotta come una grigliata di carne in estate.

«Ma non capisci che lei mi ha volutamente lasciato questo perché voleva che indagassimo su questo caso? E se poi adesso fosse in pericolo? Dobbiamo fare qualcosa»

Bubba si gratta la testa nervoso. Nella mente ha in testa i casini che sono successi pochi mesi prima a Los Angeles e di come la polizia farebbe presto a rifarsi su di lui in quanto afro-americano. Soprattutto se c’è da andare contro uno dei loro agenti.

«Ma proprio tu mi vieni a fare delle storie su un argomento come questo? Dovresti essere il primo a voler indagare» replica Dan.

«Non venirmi a fare la morale proprio tu su questo argomento hai capito? Non sono stupido. Credi che per noi sia facile intrometterci in queste cose. E senza il rischio di causare un’altra rivolta poi, che già tira una certa aria nel ghetto che non è delle migliori. E poi non potrei fare questa indagine con te» Bubba è nervoso e dice cose che non vorrebbe dire. Quest’ultima frase mette Dan in uno stato non proprio piacevole. Era abituato ad avere un rapporto abbastanza sincero e onesto con il suo partner investigativo, ora tutto questo è rimesso in discussione.

«Senti ma nonna Evelina crede ancora che io sia un albino vero?» la domanda ha un che di accusatorio. Il silenzio di Bubba è la risposta affermativa.

«Vabbè senti io cercherò comuqnue di arrivare a capo in questa storia, se te la senti di darmi una mano bene altrimenti mi arrangio»

Bubba guarda sconsolato l’amico che se ne va risoluto con un contenuto che farebbe venire la pelle d’oca a chiunque. E per una volta nella vita il gigante si sente un nano piccolo piccolo.

Dan sfodera un’insolita grinta da investigatore navigato (è bene ricordare che i due hanno fatto un corso d’investigazione per corrispondenza e la loro sede è l’ex appartamento della defunta zia di Dan) guardando bene le foto e prednedno giù i numeri delle auto della polizia. Porta poi una di questa da un suo amico fotografo che gli sa indicare dove sono state stampate. Da qui segue un’indagine minuziosa sulla sua amica che, a quanto pare, è abbastanza intelligente da andare in luoghi diversi ogni volta e non lasciare traccia di sé.

A parte quando arriva in una caffetteria dove ha ordinato da asporto un caffè freddo, indicando come indirizzo un hotel della zona. Hotel alquanto scassato e malandato a dire il vero, le tre stelel che porta sull’insegna non sono esattamente rivelatrici della vera natura del posto. Alla reception la portinaia anziana lo scruta con fare inquisitore e poi sputa per terra. Quando lui fa il nome della donna e le mostra una foto lei lo guarda come se fosse una specie di pappone. Poi gli indica una stanza all’ultimo piano. I piani sono sette, l’ascensore è rotto, ovviamente.

Appena entrato dentro la stanza indicata l’odore di muffa e chiuso lo investe e per poco non sviene, ma resiste imperterrito «Coraggio Dan, cosa direbbe Magnum P.I. di te se svenissi così?» si dice da solo per darsi forza.

Appena accende la luce però capisce che il motivo di quell’odore è un altro. Viene dalla poltrona ed è quello di un cadavere. Il cadavere di un uomo di colore, con evidenti segni di pestaggio da parte di terzi.

«Oh Dan» la voce alle sue spalle lo fa raggelare. «Cinzia, sei tu?», è proprio lei, Cinzia Carter, la sua compagna di corso ale leazioni di cinese, la donna che stava cercando. «Ti avevo chiesto di portare tutto alla polizia, di denunciare quanto accaduto il prima possibile»

«Mi dispiace io… ero preoccupato per te. Sei sparita all’improviso volevo trovarti» non sa bene enanche lui cosa dire.

«Beh, è un peccato Dan, perché ora che mi hai tovato no ncredo ci rivedremo mai più»

Alle sue spalle compaiono tre energumeni vestiti da poliziotti che gli puntano addosso le armi. E a questo punto Dan non ci capisce veramente più nulla.

Continua…

 

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