La collezione

Omaggio a George A. Romero e Martin Landau.

Era notte fonda in Transilvania. Il castello cantava attraverso gli spifferi di vento che ne attraversavano le crepe e agli animali che lì vi avevano fatto la tana. E i suoi rumori si espandevano per tutta la vallata.

Nel torrione di destra, assorto nei suoi pensieri e contemplando un enorme mappamondo del 700, il Conte Vlad cercava di non pensare ai suoi mille e passa anni e al fatto che, giorno dopo giorno, si stava indebolendo sempre di più.

Purtroppo la sua influenza sulla popolazione era semrpe più flebile. I turisti non si spaventavano più come un tempo e spesso lo accecavano con i continui flash dei loro aggeggi e dispositivi mobili. Erano arrivati a chiedergli direttamente di poter fare dei “selfie” e degli “autografi”, una cosa inaccettabile per il suo lignaggio.

A queste cose rifletteva il Conte Vlad: il ripsetto perduto per la sua storia e il suo casato e l’amore per l’unica donna che aveva amato e che non aveva goduto, come lui, della vita eterna.

E fu in quel momento che il fido Viktor, la creatura subumana che abitava con lui, bussò delicatamente alla porta delal sua stanza.

«Entra Viktor» furono le sue parole.

«Come faceva a sapere che ero io?» chiese la Creatura che non aveva un quoziente intellettivo molto sviluppato.

«E chi altri ancora avrebbe il coraggio di venire fin quassù e avere la delicatezza e il rispetto di bussare prima di entrare? Non quegli stolti là sotto»

«Non dica così, Conte, anche la Mummia e l’Uomo Invisibile hanno grande considerazione di lei»

«Amebe!» sentenziò il Conte «Gente senza spina dorsale che a quest’ora sarebbe ancora sottoterra a crogiolarsi se non fosse stato per il mio interessamento nei loro confronti. Per quanto riguarda i replicanti, solo Boris era degno di portare il mio nome, gli altri sono solo pallide imitazioni» e ricominciò a sospirare.

«A me servono collaboratori validi per far paura alla gente, per riavere qual rispetto e quella stima che ormai sono scomparsi da temp oa causa di Hollywoode delle sue scelte infami. ora siamo solo barzellette, non facciamo più paura a nessuno»

«Credo signor Conte che avrà una gradita sorpresa quando sentirà quello che ho da proporle. Abbiamo due nuovi arrivi»

«Di chi si tratta?» chiese il Conte incuriosito.

«Due zombi» rispose Viktor.

«Zombi? È un articolo nuovo, in effetti mancavano nella nostra collezione di mostri»

«E non due zombi a caso Conte, pensi che si tratta di … e di …» i nomi vennero bisbigliati dalal Creatura direttamente nell’orecchio del Conte per timore che qualcuno degli altri mostri là sotto potesse udirli. Erano due nomi grossi che avevano fatto la storia del genere horror.

«LORO!» esclamò il Conte esterefatto «Ma è perfetto! Li avete già riesumati?»

«Appena presi freschi freschi dal cimitero. E pronti ad essere riportati in vita. Saranno perfetti per il nostro film»

Le mani del Conte vibrarono per l’emozione e il sangue rappreso per un momento ritornò a circolare nelle sue secolari vene.

I nomi dei due personaggi appena morti sarebbero stati la ciliegina sulla torta per il film che stava preparando: una pellicola maledetta, La collezione di mostri, in cui tutti loro sarebbero saltati fuori dallo schermo e fatto strage degli spettatori paganti. E la loro vendetta verso Hollywood e i suoi squallidi film orrorifici si sarebbe così compiuta. In questo modo avrebbero riavuto il rispetto che sentivano loro e che gli mancava da tempo.

«Presto Viktor» esclamò il Conte, «non facciamo aspettare i nostri “ospiti”. Il viaggio che porta all’aldilà è lungo e noioso, penseremo noi a renderglielo divertente»

Le sue risate raggiunsero tutta la vallata aggiungendosi ai rumori già spettrali del castello e facendo rabbrividire persino i predatori più temibili della foresta.

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