The War Game (1° livello)

Non puoi sottrarti al Gioco.

«E da questo stage avrà numerosi benefits oltre a una lauta paga, cose che non troverà facilmente da altre parti. Ha domande?»

Marco cercò di controllare il suo corpo e le sue espressioni facciali ma il foglio che aveva sotto gli occhi era veramente scottante: un contratto VERO con cifre a sei zeri per fare solo tre mesi con la PromoWeb.

«Certo, ovviamente è bene che legga tutti i dettagli del contratto prima di firmare»

«No, ho capito, mi sembra ottimo»

«Beh, se è contento lei»

Le pareti dello studio erano di un bianco poco intenso, calibrato in maniera tale da formare un colore tenue e neutro, lo stesso dei camici da lavoro delle persone che lì lavoravano.

Marco non credeva di aver avuto una simile fortuna rispondendo a quell’annuncio che era semi-nascosto nella bacheca universitaria.

In realtà non aveva ben capito cosa dovesse fare ma, da quel che aveva letto, si trattava di un esperimento. Doveva far da cavia umana insomma.

Il progetto era spiegato in questi termini: si doveva testare un nuovo “gioco virtuale”, l’ultimo ritrovato in termini di VR. Il responsabile gli fece provare il visore fatto a forma di casco.

Poi gli fecero dei test per la vista in cui gli iniettarono una sostanza nell’occhio, una specie di collirio, evidentemente per evitare possibili rischi con la nuova grafica.

«E si ricordi» puntualizzò il responsabile «per nessuno motivo dovrà interrompere il gioco prima della fine»

Marco annuì ma non aveva capito bene quello che il responsabile gli aveva detto. Era stordito da quella strana sostanza che gl iera stata emssa negli occhi e introno a lui tutto diventava opacoe nero. Strinse con le mani la poltrona di pelle su cui era seduto per assicurarsi di avere ancora un contatto con la realtà.

Poi davanti a lui comparve una scritta: THE WAR GAME e poi un’altra: START.

Puntando con il cursore selezionò e attorno a lui venne riprodotta la stanza dove si trovava, nei minimi dettagli. Eccezion fatta che per una porta con maniglione antipanico la quale recava un cartello con su scritto OPEN ME.

Lentamente Marco fece per alzarsi e andare ad aprire. Si sentiva stranamente leggero. Non sentiva neanche più i fili a cui era collegato: a un certo punto si alzò in piedi e gli sembrava veramente di non avere più addosso né cursore né visore.

La realtà attorno a lui gli appariva così com’era, anche le sensazioni tattili e sensoriali erano quelle di sempre.

Ma fu aprendo la porta che ebbe la sorpresa più grande: attorno a lui non c’era più la civiltà ma cumuli sparsi, come dopo un’improvvisa Apocalisse.

Attorno a lui si muovevano creature strane: rettili giganti con arti umani che sgusciavano da tutti gli anfratti come se cercassero qualcosa.

Il Gioco consigliò a Marco di cercare uno strano pacco giallo che svettava tra i ruderi grigi e gli consigliò di donarlo al capo dei “rettiliani” (così aveva ribattezzato quegli esseri).

Finita la prova il capo dei rettiliani gli fece uno sguardo amichevole. Poi però si avventò su di lui spalancando la bocca come se volesse divorarlo. Marco ebbe un sussulto e cadde all’indietro. Ma fu solo una sensazione: si ritrovò sulla sedia di pelle di prima, esattamente nella posizione con cui aveva iniziato.

La porta recava ora la scritta: SECONDO LIVELLO.

Continua…

 

 

 

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