El Zombie

Solo la morte ci separerà…oppure no?

La terra arsa riversata su di me ha sa di molliccio. Non lo so descrivere bene. Diciamo che al momento non è il mio problema maggiore. Il mio problema ora è raggiungere quella radice che si è conficcata nel terreno.

Sento la luce che batte sui miei occhi, sento il rumore del vento sulla faccia, avverto l’aria che sfiora le mie dita.

È come rinascere una seconda volta, con lo stesso sforzo e urlo finale. Ma sono ancora qui, sono tornato.

Respiro affannosamente mentre mi stendo sulla sabbia del deserto messicano che sta attorno a me. Oltre a me due avvoltoi attendono speranzosi che tiri le cuoia. Ma gli è andata male: io sono già morto!

Mi ergo dalla sabbia e guardo attorno a me. nient’altro che deserto. E una stelletta abbandonata per terra. Che sia la mia? Forse sono uno sceriffo. La prendo con me che non si sa mai. E c’è anche un’armonica di legno per terra. Portandola alla bocca mi viene in mente una melodia che mi porta lontano in un tempo diverso. In questo tempo diverso tutto è molto più bello e c’è una ragazza che mi sorride. Forse sono io che sto idealizzando tutto ma porto anche questa con me che non si sa mai.

Non ci sono indicazioni mi toccherà andare a tentoni nel deserto fino al prossimo centro abitato, se mai ce ne fosse uno. Tanto sono già morto che mi frega?

Cammino per circa due ore, nell’attesa ogni tanto mi giungono dei flashback alla mente: una casa, delel pisotle che sparano, voci che si susseguono. Devo aver avuto una vita bella avventurosa, oppure ho avuto delle belle grane.

La prima cosa che vedo è un pozzo e un contadino tozzo che si prende da bere. Gli chiedo dove sia la città più vicina. Lui mi guarda in modo strano: chissà che aspetto devo avere da non-morto. Poi mi indica la direzione verso la città più vicina. Appena mi volto quello spara un proiettile verso di me. Povero illuso. Non si può uccidere uno che è già morto. La mia lama è già vicina al suo collo. L’acqua raccolta si mescola al rosso del suo sangue. La bevo tranquillamente, è anche più buona. Ma forse è solo la soddisfazione, non ricordo più nessun sapore ormai.

Mi dirigo verso la città. la vedo da lontano da una roccia: non ricordo più gli odori ma avverto omunque l’odore di piscio dei cani che ne attraversano le vie. E non solo quello dei cani purtroppo.

Cammino senza un’ombra che mi insegue ma nessuno se ne accorge. Sono troppo impegnati ad osservare i miei abiti sgualciti giudicandomi come uno dei tanti avventurieri o peridgiorno che vanno e vangono. Poveri stolti, dovrebbero guardare con più attenzione.

Mi avvicino al bar del paese ma prima la mia attenzione è rivolta ad altro: un ragazzino, un latinos a giudicare di tratti somatici, è strattonato e malmenato da un gruppo di contadini del posto, aveva provato a rubare delle mele. Normalmente questi non sarebbero affari miei ma la mia condizione di non-morto mi dà una strana sensazione come di superpotenza. E quando mi agito per bene e la rabbia sale fuori, allora mi sento più vivo che mai.

Comincio a malmenarli e a scalciarli incurante delle loro minacce e dei loro proiettili. Risfodero il mio coltello e la strada si tinge di sangue. La gente fugge spaventata, i miei nemici si ritirano. In testa una strana scena. la donna vista prima che è svenuta a terra e una ferita squarcia il suo bel viso. Tutto intorno fiamme.

La visione dura poco, esala piano piano come la fiamma di una candela. Quando ritorno in me il ragazzo che prima veniva malmenato mi guarda in maniera strana. «Ma tu… sei tu!» mi dice e fugge via spaventato. Lui mi conosce, ma io non ricordo dove l’ho visto. Non  faccio in tempo a rincorrerlo, ora voglio solo sparire pirma che i curiosi e la gente si facciano delle domande. Mi riparo nel bar più vicino, un locale che farebbe schifo anche ai topi se non fosse che è la loro casa.

Il barista mi fissa con un volto preoccupato: gli altri avventori non sono tipi tranquilli e ci sono tutti i presupposti perchè scoppi la più presto un rissa. Infatti si precipita a mettere al riparo le bottiglie di whiskie e rum.

«Ehi tu, stai cercando guai?»
Un bifolco si avvicina con l’aria di chi cerca una brutta giornata o una nuova dentiera. Non ha capito con chi ha a che fare. Saltano tavoli, coltelli e pallottole. Ormai per e questa è la routine ma, a un certo punto, spunta fuori dal braccio di uno dei miei avversari un tatuaggio che mi porta alla mente l’ennesimo flashback. Un’aquila biteste, come quella dei Banditi di Los Rio, la banda di rapinatori incappucciati più pericolosi di tutta la vallata.

Il loro capo si toglie via il cappuccio: lo riconosco è Tobias uno degli uomini del marshall della città, esattamente come me! Già, ora ricordo, io sono uno degli uomini del marshall Gerry e lui ci ha traditi. L’immagine dopo è quella di Rosalba, la mia ragazza (la ragazza che avevo visto prima, adesso ricordo), morta a terra. Ora ricordo  tutto. Preparati Tobias, sto venendo a prenderti. Risolveremo questa faccenda all’inferno.

…………

Dopo attente ricerche riesco finalmente a trovare il covo di Tobias e della sua banda. Non ci vuole molto dal momento in cui appaio a loro al momento in cui tiro fuori il fucile e li facciosecchi tutti meno Tobias. Per lui i proiettili sono poca cosa, è il coltello quello che ci vuole. Gliene tiro uno dietro la schiena facendolo cadere a terra. Poi, una volta che l’ho raggiunto, lo prendo e comincio a fargli tanti buchi sulla faccia come se fossi posseduto. Alla fine il suo cadavere giace a terra.

Ora ho finito il mio compito, ho raggiunto il mio scopo, ho ammazzato i ltraditore e reso giustizia a Rosalba. Ma allora perché sono così affranto? Mi sento vuoto, mi sento… morto.

Nei campi del Grande Cielo l’anima di Tony vagava a ritroso guidata da Karuk, il Signore delle Ombre. In vita era stato uno dei membri della banda dei Banditi di Los Rio, all’inizio come infiltrato per conto del Marshall della zona. Il suo scopo era quello di conivncerli a fare una rapina alla banca. Una volta dentro, la trappola sarebbe scattata e per i Banditi sarebbe stata la fine. Ma poi… il denaro ricevuto rubando, la vita motlo più emozionante che dietro la scrivania, il senso del potere che derivava da questo… tutte queste cose fecero sì che, alla fine, Tony diventasse un membro effettivo della banda. Che goduria quando assaltarono la banca di Westville memtre il sindaco stava donando un’ingente somma di dfenaro agli orfani della città. Improvvisarono un baletto con le pistole e i bambini addirittutra si cacciarono a ridere mentre gli adulti se la facevano sotto.

Tutto questo era finito: l’amico e collega Tobias era riuscito a trovare il loro nascondiglio e aveva ingaggiato una tremenda sparatoria contro di loro in cui lui era rimasto ucciso. Dopo la sua morte l’amata Rosalba si era suicidata recidendosi le vene con un rasoio.

«Ecco il Grande Fiume» gli annunciò Karuk. «Immergendoti in esso e lasciandoti trasposrtare dalla corrente raggiungerai il posto dove camminano le altre ombre»

«Vecchio pazzo» gli urlò contro Tony «Lo sai vero che risalirò invece la corente a ritroso e tornerò sulal Terra indietro a vendicarmi per la mia morte vero?»

«Puoi farlo» gli disse il Signore delle Ombre «Ma ricorati che quando tornerai in vita non sarai più lo stesso, vivrai al di fuori della comunità degli uomini e tutti ti schiferanno perché non sarai più umano. Inoltre non ricordera nulla della tua vita precedente se non pochi frammenti. Alla fine anche riuscendo a compiere la tua vendetta non sarai soddisfatto perché non ricorderai il vero motivo della tua morte»

Tony non lo ascoltava già più. Si eraimmerso e risalva a ritroso, con grande sforzo, la corrente del fiume. In testa ripeteva la stessa frase come un mantra: «Devi ricordare, deviricordare, devi ricordare, dei ricord…, devi ricor…, ricord…»

 

 

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