Linea 37

Per non dimenticare.

Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, una bomba distrusse l’intera ala Ovest della Stazione di Bologna provcando 85 morti (tra cui 7 bambini) e 200 feriti. Fu il più grave atto terroristico in Italia nel dopoguerra.

Il caldo estivo a Bologna fa sì che la gente sia sempre di meno.

Il che è positivo perché le cose si fanno con più calma e la città diventa più vivibile.

E poi Bologna è bellissima d’estate.

Io sto in una rimessa, ormai sono in pensione. Sono un vecchio autobus e si può dire che la mia corsa, anzi le mie corse, ormai le ho fatte.

Mi chiamavano 37 e la mia linea attraversava la città dalla Stazione Centrale fino a via Bombicci.

La mia fermata preferita era proprio la Stazione Centrale. È da lì che vengono e vanno ogni giorno milioni di persone. La natura del luogo fa sì che siano tutti molto allegri e spensierati, sia che arrivino sia che se ne vadano. C’è sempre un’allegria frizzantina che emana da lì.

Ho molti ricordi di questo psoto ma nessuno è come quello di un giorno particolare di motli anni fa. Un giorn oche non dimenticherò facilmente.

Era estate e molti partivano per andare in vacanza, gli studenti fuorisede tornavano nelle loro città in attesa di preparare la sessione di Settembre e i lavoratori pendolari si rimboccavano le mani e sbuffavano pensando all’afa che li attendeva.

Tutto portava a pensare a un’ineluttabile routine estiva. Ma qualcosa andò diversamente quel giorno. Alle ore 10.25 la terra sotto di me cominciò a tremare. Un terremoto che nessuno si aspettava. L’autista mi fece immediatamente fermare e svoltare: bisognava tornare in Stazione, da dove era partito un rumore che aveva distrutto alcuni vetri degli hotel vicini.

La scena che mi si presentò davanti era raccapricciante: l’intera ala Ovest dell’edificio era crollata, rimanevano solo alcuni calcinacci e fumo, tanto fumo. Tutto attorno la gente correva all’impazzata, si sentivano urla, grida, i feriti erano in stato di shock.

La mia carrozza si riempì: persone ferite, medici, volontari, vigili del fuoco. Partì immediatamente in direzione dell’Ospedale, ero diventato l’ambulanza per tutti quelli che avevano bisogno. Feci molto di più di quanto le mie capacità potessero permettermi m non mi fermai mai.

Correvo per poter essere d’aiuto, correvo per combattere l’inferno, per riavere quella serenità e allegria che prima c’era e adesso non c’era più.

Mi hanno assunto come simbolo di quella giornata, hanno detto che il mio contributo è stato essenziale per salvare delle vite. Io ripenso ogni giorno a quelle che non ho potuto salvare, quelle le cui tracce di sangue sono ancora fuse con la mia carrozzeria.

Da quel 2 agosto di tanti anni fa tante cose sono cambiate. Mi hanno sostituito con nuovi autobus, più ecologici, più moderni, più tutto insomma. hanno anche l’aria condizionata per cui il caldo estivo ora è più sopportabile e si trova su di essi molta più gente di quanto ce n’era quando ero in servizio io.

Io rimango immobile e ripenso a come era prima di quel giorno. E l’aspetto ogni anno per sperare che i prossimi siano migliori.

 

 

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