Sete

Ha fatto caldo in questi giorni vero?

Chiuso in questa cella con la camicia di forza osservo il pezzo di luce che entra dentro la stanza dall’unico spiraglio.

Dicono che nelle mie condizioni l’attenzione si aggrappi anche alle cose minime pur di sopravvivere. Ma io sono molto lucido e so benissimo cosa sto facendo.

Sto cercando di capire se c’è dell’acqua da qualche parte nella stanza. Potrei fidarmi dei miei sensi ma è da tempo che i miei sensi mi ingannano, per cui preferisco non fidarmi.

Come sono finito qui? Non ne sono sicuro, ma credo che tutto sia iniziato una settimana fa.

Tutto è cominciato con un ritardo, un banale ritardo dovuto al fatto che l’autobus delle 7.30, quello che normalmente mi avrebbe dovuto portare al lavoro, si era rotto lungo la strada. Naturalemtne non avevo tempo per aspettare quello successivo, per cui avevo scelto di chiamre un taxi.

Mentre aspettavo bevevo un sorso da una bottiglia d’acqua naturale minerale dell’unica marca di cui mi fidavo e di cui mi fido tuttora ciecamente. Ed è in quel momento che mi si avvicina un ragazzino (avrà avuto sugli 11-12 anni) con tratti somatici di chiara ascendenza rom che mi chiede qualche spicciolo per bere.

Non mi piace essere interrotto la mattina mentre penso, mentre il mio cervello compie complesse operazioni di sinapsi o, per dirla semplicemente, mi godo la pace prima di dovermi ritrovare nello squallido ufficio in cui lavoro. Lo trovo veramente insopportabile. Così, in quelle occasioni, il mio consueto politically correct se ne va letteralmente a farsi friggere. Scaglio nervosamente la mia bottiglietta d’acqua contro il ragazzino e gli intimo di sparire dalla circolazione.

Quello mi guarda in maniera strana, rimane lì per un po’. Poi di rimando mi lancia contro una monetina da un centesimo e scappa via.

La raccolgo da terra (non si sa mai dicono che porti fortuna) e me la metto nella tasca delal giacca.

Al lavoro le ore scorrono lentamente come sempre, in più oggi fa veramente caldo e non si respira. Nell’ufficio abbiamo tutti un piccolo frigo-bar per questi problemi, solo che il mio era vuoto quel giorno e così mi è toccato scendere e prendere una bottiglietta d’acqua alle macchinette.

Me la sono scolata tutta nel giro di pochi minuti. Non mi diede però quella sensazione di ristoro che mi aspettavo. Ne presi un’altra. E un’altra ancora. E così via per tutta al giornata lavorativa. Ma era come non bere.

Non so come spiegarlo: io bevevo e questo mi faceva certamente idratare il corpo. Ma era una cosa meccanica, che non lo rendeva piacevole e non lasciava nessuna sensazione di fresco. Avevo sempre sete, bevevo ma non bevevo veramente.

Ho lasciato allora le pratiche incompiute e mi sono allontanato dall’ufficio in cerca della vera acqua.

Voi che riuscite ad assetarvi con poco e consocete bene la sensazione di benessere dopo aver patito l’arsura nelle labbra non capirete mai quello che vi sto dicendo.

È una sensazione che somiglia molto all’estasi mancata, a un abbandono. Una sensazione che può far impazzire le persone come quando ci accorgiamo della mancanza di qualcosa d’importante.

Durante tutto quel giorno non ho fatto altro che bere da qualsiasi bottiglia o bicchiere che trovassi in giro. Non ero per nulla sazio o dissetato. Ho provato anche con la limonata fresca che tenevo in frigo ma anche in qual caso nulla. E i minuti e le ore passavano.

Pensai allora di rivolgermi a un medico in ospedale. Salendo in macchina svenni per il caldo e la sete che avevo. Mi svegliarono solo dopo qualche ora alcuni passanti: nello svenire avevo attivato il clacson della macchina attirando tutti i curiosi. Un medico che era accorso sul posto mi diede da bere da una bottiglietta d’acqua e mi chiese se c’era qualcosa che non andava. Ho sete, gli dissi, solo sete. E quella sua bottiglia non me la toglieva. E glielo dissi. Lui mi prese per malato, o per matto. Stava per chiamare qualcuno quando lo spintonai e scappai via.

Era la tensione a giocarmi questi brutti scherzi. Capii subito che questo problema è mio, soltanto mio. E nessuno poteva e può aiutarmi.

Ho bisogno di acqua, ho bisogno di bere. Ho sete.

Mi avvicino a un supermercato. Decido di fare scorta di acqua per sopravviviere. Ne prendo a pacchi, litri e litri di acqua nel carrello. Ed è qui che scoppia la tragedia.

Alla cassa non trovo più il portafoglio, la cassiera vuole che riporti la roba indietro. Ma io non posso, ne ho bisogno. Se avessi avuto la ragione con me avrei potuto evitare quello che poi accadde. Ma non potevo ragionare, era una questione di sopravvivenza.

Questa cosa voi non la potete capire, anche lo psicologo della prigione non l’ha capita, ma è semplice, elementare direi. Si tratta della logica della sopravvivenza. Come nella preistoria quando i nostri antenati facevano guerre per le risorse, per avere il fuoco, per avere le pellicce, per avere cibo e, da ultimo, per avere l’acqua. Il ragionamento era o noi o loro. E, a ripensarci, quanta logica e improvvisazione ho dovuto usare in quel momento per sopravvivere!

Mente io mi lamentavo la cassiera aveva chiamato l’addetto alla sicurezza per darle una mano contro di me che imprecavo e pregavo di alsciarmi prendere l’acqua. e fu in quel momento che mi venne l’illuminazione su come avrei potuto sopravvivere.

Nella tasca prendo il portachiavi. Si tratta di un coltellino svizzero che ho adibito a portachiavi, una delle invenzioni più geniali mai prodotte dall’uomo. L’unica che è in grado di garantirti di sopravvivere a qualsiasi evenienza.

Tiro fuori il coltellino e con quello recido la gola all’addetto alal sicurezza. Mi accanisco su di lui con rabbia. Una scia di sangue sgorga dal suo collo. La cassiera impallidisce  e scappa via spaventata. Io prendo la pistola d’ordinanza della guardia e faccio scappare via tutti brandendola contro di loro.

Prendo così tutto il carrello e lo trascino fino all’auto dove carico tutto e parto via velocemente.

Tutto il giorno non faccio che bere per dissetarmi ma non funziona. Dal finestrino vedo un ragazzo che beve avidamente la sua Coca-Cola. Ha un’espressione così soddisfatta. Anche io voglio quell’espressione così soddisfatta.

Credetemi, era tutto nella logica: se io sono “pazzo” o “assassino” allora lo siamo tutti. Tutti aneliamo al bello, a ciò che piace. Io anelavo, in quel momento, alla Coca-Cola del ragazzino e avrei fatto di tutto per averla. Anche ucciderlo per poterla bere. E così ho fatto.

Mentre finivo il mio ennesimo delitto per la sete vidi, dall’altra parte della strada, il ragazzino rom di quella mattina. Lui mi vide e mi gettò ancora quell’occhiata colpevole. È lì che ho avuto la mia illuminazione: e se, con il suo centesimo, mi avesse lanciato una specie di maledizione? Era l’unica ragione possibile. Non fate l’errore di confondere il POSSIBILE con il REALISTICO. Molte cose possibili non sono realistiche, ma accadono lo stesso. Questo è quello che è capitato a me. In quel momento lo capii con certezza.

In trance mi avvicinai a lui con il centesimo in mano: riprenditelo, gli dicevo, riprenditelo e perdonami. Ti darò tutto ciò che mi chiederai, realizzerò ogni tuo desiderio. Ma toglimi la sete, per favore.

Così gridavo al vento mentre mi avvicinavo a lui, incurante delle macchine che passavano e che cercavano di schivare quel pazzo che girava in mezzo alla strada. Fino a che una di queste, forse poco incurante della vita umana, forse distratta da qualcosa, forse anche lei in fuga come me, chissà…

Sta di fatto che questa mi colpisce in pieno. Rimango svenuto per ore, forse giorni con la sola immagine della faccia del piccolo rom scolpita nella mia mente. Al mio risveglio mi trovo qui in questa prigione. Mi hanno riconosciuto, dicono, è il pazzo che ha ammazzato una guardia e un ragazzino.

Vengo rinchiuso qui con la camicia di forza, mi fanno domande. Mi attribuiscono la malattia mentale (raputs dicono) e mi condannano a morte. Ma quale pazzia, mi dico io? Tutto è logico. Ora che vi ho raccontato la mia storia capite anche voi che non potevo agire altrimenti.

Sento dei passi. Il boia che mi deve uccidere si sta avvicinando. Forse però, finalmente, non avrò più sete nell’aldilà.

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